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Poesia di Vincenzo Fiaschitello
La lunga panchina di ferro

La lunga panchina di ferro

distesa sul viale della villa 

non c’è più.

Scottava al sole di luglio

le mie gambe nude di ragazzo

e il cuore del primo amore.

Al tuo passo ghiaioso una brezza

carezzava la mia pelle e navigava

nel mare dei tuoi neri capelli.

Il mondo era tutto in quell’angolo.

 giammai io disposto a darlo via

 neppure sotto pena di perduta vita.

Ed era il sogno nascente

d’essere vivo in terra promettente

inestinguibile amore.

Non so se tenerezza o calda voce mia

possano ancora accendere la pallida

tua immagine che incontro va all’oblio,

non so come sarà il morire privo

della memoria dei tuoi occhi.

E mi stupisco d’esserci ancora

e a te pensare.

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