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Poesia di Domenico Marras
In cimitero

Caro figliuolo mio, ecco, questo il loco

Ove, purtroppo, ci dobbiamo lasciare:

I vivi oltre non possiamo andare,

Neanche se a morire rimarremo poco,

Però, sebbene esausto e roco

Da questo groppo che mi vuol strozzare,

Dalla terra che ci dovrà ospitare

Pietà e clemenza adesso invoco:

Deh! Terra bruna, ingorda, grassa,

Dei mortali coatta residenza,

Abbi, ti prego, pietà e clemenza

Per chi dall’una all’altra vita passa.

Guarda benigna questa cassa:

Racchiude la mia discendenza:

L’ha messa dentro l’omicida scienza

Che come te ieri, è stata bassa.

Dentro lo sentivamo assai vivace

Quando sul ventre facevam l’ascolto:

Lo vedevamo intelligente molto

E più di ogni altro abile e capace;

Me ecco invece che nella cassa giace

Dai panni mortali già avvolto;

E dentro te adesso vien sepolto

Perché si goda la tombale pace.

Però, dei piccini bassa stola,

Pure tu grassa dall’altrui sventura,

Non decomporre la mia creatura:

Rintuzza e frena la vorace gola.

Io affido a te il corpo di Nicola,

Ma tu abbi di lui rispetto e cura,

Proteggine la sacra sepoltura

Dai dannati che sotto fanno spola.

Metà rimango anch’io in cimitero,

E cercherò di essere vigile e accorto:

Ma non può nulla un mezzo morto

Contro dannati morti per intero.

Anche per questo tanto prego e spero

Che il triste viver mio sia corto,

Ed approdi presto all’estremo porto

Anch’io, come loro, morto vero.

Ma finché la morte non vorrà por fine

Al mio peregrinare sulla tua cute

Vigila tu su quelle anime brute

Dalle sembianze tauro-caprine:

Si, hanno di capra zampa, barba e crine,

E come toro han coda e son cornute,

E mughi-belando frasi sconosciute,

Vagano fetenti che latrine.

La vigilanza, come l’astinenza,

Lautamente saran ricompensate:

Le mie carne, già tanto malate,

Stan finendo di viver la licenza;

Ciò nonostante però ho l’appetenza

E, certamente non saran sgrassate,

E sulla buca ti saranno calate

Al colmo della loro succulenza.

Quindi, ti prego ancora Camposanto,

Di preservare il piccolo Nicola;

Ascolta l’accorata parole

Di un padre che sta soffrendo tanto!

Comprendine il celato pianto

Che strozzando mi sta la secca gola!

Abbi clemenza! Una volta sola!

Per Nicola, per Nicola soltanto!

Ora che la grazia ho chiesto

Devo ir per forza, figlio mio!

Mi tocca risalir l’irto pendio

Che poc'anzi m’ha visto scender mesto;

Ma tu non preoccuparti per questo,

Non temere di cadere nell’oblio:

Il nostro, lo sai, è un finto addio,

Perché, anche se vado, con te resto!

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