Poesia di Vincenzo Fiaschitello
Un mattino d’autunno
Madre, mi dicono che per legge
è giunto il tempo di lasciare
il tuo alloggio, dove in pace
hai riposato per trent’anni.
La mesta notizia riferirò agli altri
tuoi figli perché non vengano più
ad accendere lumini e a posare fiori.
Il giorno che vidi scendere la tua
povera carne in quel sepolcro
è ormai lontano, ma lo ricordo
bene per la lunga tua agonia.
E ora che tutta è consumata
può mutarsi senza dolore in cenere
e restare nel buio dell’oblio?
Stormiscono i cipressi nell’aria accorata
in questo mattino d’autunno odoroso,
imbianca il cuore l’inalterata memoria
di te e breve rende il respiro della vita
che fugge. Più che mai ora credo
nella morte eterna che non è riposo
ma inquietudine infinita.
