Login

https://www.poesie.reportonline.it/poesie-di-salvatore-fittipaldi/poesia-di-salvatore-fittipaldi-la-morte-non-e-carneficina.html
Accedi
  • Registrati
  • /lost-user-name.htmlNome utente dimenticato?/password-dimenticata.htmlPassword dimenticata?aHR0cHM6Ly93d3cucG9lc2llLnJlcG9ydG9ubGluZS5pdC9wb2VzaWUtZGktc2FsdmF0b3JlLWZpdHRpcGFsZGkvcG9lc2lhLWRpLXNhbHZhdG9yZS1maXR0aXBhbGRpLWxhLW1vcnRlLW5vbi1lLWNhcm5lZmljaW5hLmh0bWw=
    it-IT

    Valutazione attuale: 5 / 5

    Stella attivaStella attivaStella attivaStella attivaStella attiva
     

    Poesia di Salvatore Fittipaldi
    La morte non è carneficina

    -Per dedicarti un solo minuto, bisogna aver vissuto

    molta vita: con te l'approccio non è incontro:
    sei miserabile dentro e fuori non hai nessuna forma
    realizzata:
                                                         è voglia di sangue,
    il suono che ripete il tuo comportamento, quando
    batte la campana grossa:
                                                        la carnage è in corso:
    ti sei impossessata, troppo presto, della coscienza
    di perire: non hai lasciato il tempo di stendersi,
    sul letto, di aspettarti nell'intimità dell'ultimo
    momento:
    sei rapida, veloce, nel tuo gioco estremo:

    - non sono come sono, sono come mi vuole il mondo:
    lo dimostra che gli uomini, e non tutti, mi ritengono
    una punizione: fossi io, fuggirei io stessa da me,
    da loro e mi nasconderei nella mia sparizione:
    la mano dell'uomo mi snatura, riducendomi
    alla pazza che incombe, che non perdona:

    - c'è un luogo in cui ti sentiamo avvicinare
    e uno che gli occhi ti vedono lontana:
    mai ti consideriamo estranea, banale
    con il tuo passo leggero di pantofole
    tirate sul pavimento lucido di cera:
    e c'è un altro luogo ancora, dove tu
    non sei amica, familiare: arrivi da un
    punto estraneo degradata, violenta,
    delinquente, volgare:

    - dopotutto, non è difficile capire che morire, in sè,
    non conta molto: conta ciò che mi sta dietro, che
    mi alimenta o mi contrasta:
    se non mi aspetti mi tratterai da estranea, distratto:
    se mi temi, ti sembrerò spaventosa, vuota e con la maschera:

    - che ne possiamo dire, intrigante filosofa e unica
    immortale, se non ammettere che arrivi con mille
    definizioni: se non uccidi il corpo, fai morire l'anima,
    trattenendola a te, nella tua vita, priva di vita:

    - va da sè che un siffatto volermi commentare
    e non volermi identificare con la falce lunga
    che porto nella mano, alza la gravità del tema:
    che gli uomini sono destinati a rimanere mortali
    invece che qualcosa di più che tali uomini:

    - dunque uomini che vivono per poter morire,
    che traggono questo potere da un rapporto
    anticipato con la morte?
    e la morte nel rispetto della vita, dei vivi,
    come renderla attiva e con la sua libertà
    di affermarsi, renderla possibile?

    - dominarmi, essere arbitro di me stessa, rendere sobrie
    e dolci le agonie, non è piacere che mi è riservato quando
    è l'uomo, e mi ripeto, a violentare il potere di morire:
    egli riesce a fare di me una possibilità sua:
    annettere alla sua incoscienza la scomparsa della mia coscienza
    e alla sua coscienza la scomparsa della coscienza:
    un immondo privilegio che non supera il limite di essere mortale:

    - ma il senso di sconfitta rimane: ci disorienta
    la morte che resta estranea ad ogni decisione:
    andare a questa morte, che non è quella che
    si vorrebbe a disposizione, che non ha nulla
    di intenzionale e verso la quale non si è diretti,
    evidenzia meglio la natura che ti lega ai morti:

    Commenti

    Potrebbero interessarti