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    Poeti Emergenti
    Poesia di Gabriele
    Un miserabile disabile


    Richiesto dai tanti
    che cliccano il tasto dei miei ricordi
    fantasma ritorno alla natura, per pagare
    i debiti con le scarpe rotte sul lungo
    cammino della vita ricostituita… Io
    sono un miserabile, disabile!
    Dal cielo celeste fantasia scendo giù al
    portone del sogno sono nascosto trà i
    cirri delle nubi dubbiose, nel gregge delle
    solite pecore di bianco allanate, così
    ritorno sulla terra per vivere… vivo non sò
    fino a quando la debole realtà tridimensionale:
    La vita! Mi sarà alfin concessa, nella consapevolezza
    vissuta tal un essere umano… fregato e consumato
    attore burattino d'una curiosa storia: Il gatto e la volpe.
    Riconoscibili nel mio presente, essi sono:
    Il neurologo che fa le solite previsioni astrologiche
    del dolore parkinsoniano sulla pelle del burattino.
    E io che son pinocchio il singolar pidocchioso
    che, spidocchia al fine vita tutti i suoi peccati
    ma, non sa dove e come amare con amore la vita
    per sapere a quale credo avere fede per credere
    in un religioso abbraccio un Dio ch'ascolti tutte le mie
    chiacchiere passate confuse al vaglio dell'alfabeto
    rielaborato con altre parole si chiede «Se ho seminato bene…
    discepoli! Siete voi il mio raccolto.
    La farina del mio sacco… per sfornare il pane quotidiano».

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