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    Poeti Emergenti
    Poesia di Gabriele
    Nera cepagattese


    Ahimè le giornate corrono amare nel novembre
    spoglio d'idee dei rami secchi nudi rachidi stanchi
    restano gli alberi dei morti ch'attendono d'esser potati.
    Delle foglie si salvano, spoglie s'adagiano
    sui marmi ingialliti cimiteriali offesi fradiciano
    riposati inclementi dal tempo che al vento il pianto
    asciugano del loro tormento di risorgere con gioia
    a nuova vita rassegnati molti e, i pochi rassenerati
    dalla tua fede attendono tra capo e collo buttati
    trascorrono lì, la morte senza motivo scivolano
    via al limar le note e altro da raspar ooh Dio! Per te
    Suonano come i dolori nella fossa che provano la
    versione vergine, musica, nera cepagattese, arrrangiata
    tombale del miserere tutti insieme per intrattenere
    qualcuno cantando le estreme esequie da ricordare.
    Tu che lo sei già da molte volte defunto,
    alfin mi hai arreso maledetto bestemmiando,
    parkinson!
    Che tu sia disgraziato davanti a Dio.

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