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Poeti Emergenti
Poesia di Gabriele
Insomma...


Insomma… io morto vorrei sempre vivere da fantasma
il giorno con la notte... di sera è bello stare sulla terra.
Ooh Dio è impossibile anche se le scrivo nere, inchiostro
rosso dal mio lacrimevole sangue svenato, intrecciate
con le parole, son fissate dal desiderio su ogni foglia
ingiallita autunnale è un poesiar infernale alla follia
nel tempo vago l'espressione della mia forza volatile
che alla prima son attore a teatrar lì con l'anima
la mia vita vera
che si fa beffa della gravità latente nell'atmosfera.
Ch'assomma le doti dimenticate del poeta sommo,
ridicolo con la sua cultura nella quiete, ritrova il sonno
per l'eterno riposare.
Sconsolato… sono io che, non ho più voglia d'agire,
Ooh parkinson!
Ho terminato tutti gli aggettivi per definir le tue malvagità.
Per la mia vita delebile disabile, la flebile fiamma in me
ravviva indelebile la voglia d'usurar il corpo per lavorare.
Un lavoro onesto che restituisca alla mia persona la dignità
fallita scaturita dall'antica mancanza italica di liquidità…
La lucida credibilità, indispensabile per avere fede in sé stessi,
per affrontar il mondo con gli altri concepibili di buona volontà,
realizzando ex novo qualcosa di bello.