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    Poeti Emergenti
    Poesia di Gabriele
    Il tango argentino


    Anche se parkinsoniano nei cattivi momenti non voglio essere
    aiutato nella normalità del mio vivere vissuto nel carcere
    del malore, stà pure la mia famiglia, a consumarsi nella
    fanghiglia dei guai, impantanati nel mare del tormento.
    Al suo passaggio lascia dietro di se la puzza della morte,
    la disperazione, è un tornado che non finisce mai.
    Nell'invisibile silenzio si rinuncia dove ognun infelice
    spera… Qui , io racconto la feroce viltà d'una malattia
    che va via con la morte tuttavia d'una violenza cieca
    interiore inaudita, usando scarsa sensibilità.
    Come posso dire a te neurologo fissato sei quando io
    ostinato provo a descrivere il mio parkinson… a passo
    di tango argentino. Non sai ballare! I passi li sai?
    Terribile è una malattia che con calma uccide e lascia
    le briciole d'umanità di chi incompreso soffre… la
    stramaledettissima storiaccia nella realtà malvagia
    rivoltato come un calzino son le ossa della mia famiglia.
    Dirompente, tutto distorci! Nella sofferenza consumi
    troppe medicine per l'impossibile guarigione nella inutile
    speranza spesa a credere di poter guarire.

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