Valutazione attuale: 0 / 5

Stella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattiva
 

Poesia di Gabriele
Buonanotte al secchio


Animo dal vivo la vita, in affitto come posso,
ch'arriva male, eeh ci sbatte pure i denti in un corpo fragile
deficente nell'aspettar le pompe funebri, tutto è da buttare.
Con un nome e un cognome non più degno da rispettare,
voglio radicalmente cambiare il mio domicilio, Vivo o morto!
Son uno pronto per il camposanto in cerca dell'estrema unzione.
Oggi per domani, passa oltre ooh poeta che leggi
questo strazio di parole composte, son pengi…
d'incompiute quando stò in odore di morte nel vedermi non
un grido è dovuto dove nessuno strilla dall'aldilà per l'allegria.
È tutta allergia… Ooh Dio!
Scemando io, prima di morir ti stupisco con la ragione scremata
dal dolore ch'ancor deve dir d'un corpo contraffatto stremato
putrefatto, alfin perdonami! Se ho rovinato il tuo buon'umore.
Non leggermi più allunga il passo, allontanati dal mio punto di vista,
di veder questa vita terribile, è per te malsano.
Porto altrove la mente che và alla ricerca di qualcosa da ricordare,
tra comete, meteore e poesie d'amore che sia bello, ora per ancora
prima che il corpo soccombe come me all'acerrimo nemico che detta
il suo punto e basta al defunto blasfermo destino mio.
Qui  Signore, ditelo ai quattro venti, io per vivere accetto d'essere
una cavia per gli esperimenti scientifici… Sai, si parla tanto di
cellule staminali per malattie incurabili con tali notizie tutti,
siam felici e contenti di sopportare ognuno, la disabilità degli altri.
Però se tutto ciò s'allunga diventa l'ennesima fregatura di chi invano
soffre e paziente spera nell'atmosfera per non spararsi in età
avanzata quando veloce non s'accetta più nulla e poi, alla soglia
del precipizio si fà il volo dell'angelo, nuova disciplina sportiva
ammessa d'ufficio al cimitero per essere tumulati al buio,
ricordando il fine bellissimo del vivere per la vita… che casino!
È stò vivere Giampiero… Buonanotte al secchio!
senza esitare torna a levigar nel passato remoto il tuo sogno di vivere.
Tra chiacchiere e schiamazzi non ci penso oltre poi inquieto stò
in questo corpo sbrindellato ferrovecchio condannato in contumacia,
con un mare di medicine sintetico ch'è il mio alimento spaziale
per vivere in un mondo creato dal nulla che non vale… niente!