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Lettera aperta di Gabriele

Questa è una lettera aperta per te ooh signore di un povero Cristo
che malgrado tutto crede a te per i tuoi poteri soprannaturali.
Da dieci anni e oltre, sono la tua immagine iper innaturale sulla terra
eeh stufo di essere la tua pubblicità, ooh Signore ti chiedo di rispondermi.
Da quel quando la tua offerta da sempre è per te un vestito, un religioso fioretto
per me nel tempo è un quesito infinito irrefrenabile per vivere la vita bella.
Dammi un po' della tua fortuna per continuare a sperare quì, è solo da sparare
alla vita privata molto provata dal fardello che tu mi hai chiesto ripetutamente
da indossare è solo brutta, nel terribile il crederti rende la vita disabile.

Questa tua perniciosa malattia alla lunga stanca sulla terra, non ha cura
il vivere nel soffrire è un sopravvivere senza un fine, eeh penso di averla
portata con onore ...anche troppo per te.
Senza una prospettiva logicamente, questa vita non è un progetto da vivere
neanche come disabile, è un male inutile, sono un incredibile clown sulla terra
per far ridere la tua umanità. Questo genere d'essere servile non genera umiltà!
Nel capitale umano perché ognuno concepisce il bene per se stesso
riempie di cattiveria la bara di chi deve andare via l'aria diventa irrespirabile
ci trattiene una forza di gravità tal in una società di soli cornuti.
Per essere un beagle cagnolino buono mansueto per gli espedienti medici
utilissimo gratis per esperimenti dei medicinali per le altre malattie umane.
Dove sei? Non vieni più a trovarmi nel lebbrosario terrestre è un circo equestre
io, con il tempo che passa ho esaurito la fede eeh, per credere in te sulla terra
carsica rubo la luce alle mie giornate di sole tutte perse... nella mia insolitudine vita.
L'anima mia non trova più la luce eterna dopo la dipartita...
in moltitudine di Risurrezione Ooh Dio! Dimmi tu come deve attivarsi un'anima:
Angelo divino per arrivare lassù in cielo nel tuo Paradiso da Signore!
Io quì in terra non ho un giorno di felicità! Mi manca la foto con un sorriso di gioia
da avere come ricordo. Quando sarà al fine che con la morte, la vita mi fai morire!
Io cosa racconterò a chi mi chiederà della vita ... se è una cosa bella?

Tutti questi anni sopportati dal '98 sono troppi, pesanti e impregnati di odio
in un dolore che sconfina la realtà io non ho più pace nella virtuosa fantasia
il mio soffrire è eterno ooh Dio di quante emozioni hai bisogno!

Tutte le dobbiamo estorcere dalla mia vita emivita parkinsoniana?
Goccia a goccia tutto è stato eroso dal mio corpo atletico esautorato
non c'è più salute per vivere l'anima esaurita in testa picchia al cuore si perde
nel vivere per soddisfare le ragioni del cuore sempre più privo d'amore
con le ragioni della mente non c'è più dialogo.

Con gli eventi invivibili Caino gode in questi momenti approfitta di noi,
quando il cuore è scarso d'umanità i parkinsoniani sono rei confessi
di reato contro la comunità della famiglia.
Sono esseri privi di salute votati al disordine sociale attaccati dall'umanità
al sopravvivere additati quando comoda é la disabilità.
Incurabili esistono, ancora.