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Poesia di Gabriele
Poeti Emergenti

Noi viviamo sulla terra già fortunati per una serie di coincidenze,
eeh troppo con la testa nell'aria rovina la mente nelle nuvole,
fonde!.. Io tremo.
Quando preso dai bui ragionamenti il cervello spende e spande
dopamina per sapere i perché della vita.
Se c'è un Dio oltre il cielo alieno in qualche mondo ditelo, a noi
sulla terra, se siamo dei robot cinetici bioetici, bambole immobili.
Come me, sempre in crisi esistenziale patologica son sorpreso
svergognato della mia identità privato, limitato da persona a
papocchio ordinario oggetto da studiare all'università come
un diverso, disabile, demente, strillone, nel parco malati del
Granmercato parkinsoniano.
Io sono un drogato prostituito con la levodopa per campare con
cinque pasticche di stalevo 500, comprate in nero al rave party…
giornaliero.
Io sono il soggetto d'un miscuglio gassoso interiore che acquisisce una
dignità fallita d'un manichino di carnosa pelle gommata gonfia di buoni
sentimenti non oltre, la pressione dell'onestà umana data dall'anima.
Così concepita, ooh Gesù, nella realtà… è un insieme fantastico!
Questa sarà la vita? Un handicap bellissimo!
Signore, se così è che fai apprezzare la vita, tutti gli uomini che per te
la vivono, in realtà lavorano per le tue emozioni, noi siamo gli oggetti
diventati soggetti al tuo consumo, attori viventi nel ruolo dato dal
copione del destino… modificabile dagli eventi della natura.
Anche se molte delle reazioni ad abbraccio son sempre le stesse concepite
all'improvviso da interpretare, le solite per ogni vita vissuta, ancora da capire,
per il ruolo da rifinire dove, di sicuro alla fine c'è sempre la morte.