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    San Francesco
    di Eugenio Zoppis

    Mentre un solicello nel cortile riflette
    il suo candore nel portale,
    un venticello gira le foglie avvizzite,
    come fossero preghiere tibetane.
    A San Francesco, si muove la gente
    Che si riversa nella cavità accogliente
    Di quella chiesa santa e venerata
    Che al Poverello è stata intitolata.
    Chissà che dopo i fasti dell’estate
    Già quando natura si è ingiallita
    E la stagione morta è preannunciata
    L’uomo ricordi che alla fine della vita
    C’è una basilica celeste,
    e oltre le porte
    Un Santo Frate ci attende a braccia aperte.

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