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Poesia di Domenico Marras
Tempi e passatempi

Quando ero bambino, lungo le sere
d'estate, tarda primavera e primi
giorni d'autunno, dopo cena, spesso,
coi confinanti e con i dirimpettai,
facevamo comunella attorno alla
nostra porta di casa o sui gradini
della porta di casa Galia Sannia
(de tiu Nigola e de tia Mariannica),
al fine di passare la serata
in allegra e gradevole compagnia
e goderci anche il fresco della sera.
Durante quelle serali riunioni,
le persone più vecchie parlavano
delle cose del nostro rione, ma anche
delle cose capitate nel paese,
che noi bambini ascoltavamo a bocca
aperta. Ma quelli che ascoltavamo
con maggiore attenzione, con la bava,
ma anche con tantissima paura, erano
i racconti nei quali si parlava
di morti; delle loro processioni
notturne per le vie dell'abitato.
I morti, scoccata la mezzanotte,
lasciate le loro tombe, uscivano
dal cimitero ed entravano in paese,
del quale, pregando, percorrevano
(con brevi fermate nelle stazioni),
senza tralasciarne, tutte le sue vie.
Dopo di che, tornati in cimitero,
riprendevano l'eterno riposo.
Io, però, tornato a casa e messomi
a letto, tardavo molto a prendere
sonno, perché continuavo a pensare
ai morti, di cui avevo ancora paura,
e più di quando ascoltavo i racconti.
E nei racconti passatempo, c'era
anche la triste vita di Giovanni
Tolu, il bandito buono di Florinas,
piccolo paese non lontano da Uri,
nato e morto nel secolo passato
(il diciannovesimo dopo Cristo),
che tanto mi piaceva ad ascoltare.
E di lui non avevo paura alcuna:
né durante l'ascolto del racconto,
né dopo, quando mi mettevo a letto.

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