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Poesia di Domenico Marras
Niente guerra per fortuna

Millenovecentocinquantatré,

Nella caserma di Genova Sturla,

L'aria che si respirava sapeva

Moltissimo di polvere da sparo.

Infatti, subito squillò la tromba,

E in un istante si era radunati.

Il comandante incominciò a parlare:

Ufficiali, Sottufficiali e Truppa,

E' inutile far giri di parole,

Il nostro acerrimo nemico, Tito,

Minaccia seriamente d'invadere

Trieste, nostra amatissima città,

Ragion per cui, stanotte, partiremo

Alla volta della Regione Friuli.

Gli sposati salutarono moglie

E figli, mentre noi giovanissimi,

Le nostre rispettive fidanzate,

Le quali, appresa la triste notizia,

Vennero colte da dirotto pianto.

In Friuli, dove regnava la paura

E un fortissimo odio per i Titini,

Responsabili di molti misfatti

Ai danni di nostri connazionali,

Siamo stati accolti con ovazioni.

Ma per grandissima fortuna nostra,

E anche della Popolazione Slava,

Avendo Tito fatto marcia in dietro,

Il temuto conflitto non c'è stato,

Quindi, ancor più felici dell'andata,

Rientrammo nelle rispettive sedi,

E riabbracciammo le persone care.

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