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Poesia di Domenico Marras
L'eterna dimora

Ieri sera, appena arrivato il buio,
e con lui uno scrosciante temporale,
per cui non c'era in giro anima viva,
pertanto nessuno che mi vedesse,
in vista d'inderogabile scelta,
ho fatto una capatina all'Inferno,
al fine di conoscere l'ambiente,
per vedere se l'ambiente è davvero
spaventoso, terrificante quanto
le grandi Religioni ci dicono;
oppure è, invece, un altro Paradiso,
magari bello quanto quel di sopra,
quel riservato ai poveri ed ai santi.
Appena entrato, il portiere di notte
ha chiamato il capo ricevimento,
il quale mi ha detto che conosceva
di me ogni cosa, vita e miracoli:
Tu non hai rubato cose a privati,
(eccetto qualche frutto di stagione
quando eri ragazzino di campagna),
e ancor meno commesso peculato
quando ne potevi essere tentato;
non hai mai, mai percepito stipendio
o pensione da furto o da rapina;
non hai fatto un giorno di politica...
Perciò, che cosa sia venuto a fare,
qui all'Inferno, non lo capisco proprio.
Ti ci ha mandato qualcuno? Nessuno,
non mi ci ha mandato nessuno, signor
Diavolo: son venuto di testa mia,
per vedere e restare, eventualmente.
Purtroppo non ti posso accontentare,
te ne devi andare immediatamente.
Qui gente per bene no ne possiamo
tenere: è assolutamente vietato.
E le leggi divine non possono
aggirarsi come quelle terrene
o farne una a favore di una sola
persona o di una intera categoria:
neppure se alto papavero o casta.

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