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Poesia di Domenico Marras
Il condizionatore

Sarà pure caldo pulito, senza

l'acre e nero fumo che inquina l'aria,

però, a me, quando vedo quell'aggeggio

sul muro, mi scendono le lacrime,

talvolta perfino davanti ad altri

(e di questo me ne vergogno molto),

perché mi fa venire in mente il fuoco

dell'antichissimo mio focolare.

Però, come faccio a non lacrimare,

pur vergognandomi davanti ad altri,

quando vedo, come se tutto stia ora

accadendo, lo spettacolo delle

lunghe lingue di fuoco e le vivaci

faville generate dai tizzoni

accesi, salire su, verso il cielo,

e tutta la famiglia, specialmente

la sera, dopo cena, e qualche volta

anche durante, se a base di lardo,

salsiccia e formaggio fresco arrostito,

come più di una volta capitava,

specialmente nel cuore dell'invero,

attorno, parlando serenamente

di cose di famiglia, ma anche delle

cose di tutto il nostro vicinato,

allora tutti conoscenti e amici?

E non posso non piangere sapendo

anche che mai più potrò rivivere

una delle serate da favola

da me vissute all'epoca narrata.

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