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 Poesia di Domenico Marras
Dall'Adriatico al Danubio

Boschi ricchi di flora e fauna.

Sul cielo ancora azzurro,

Si formano grandi nubi nere,

Foriere di disastrosi temporali.

La gente ha paura e scappa!

Tutto viene travolto e calpestato.

Orde di sodati inferociti,

Apparsi sul terreno come funghi,

Con accette, roncole e spiedi

Maciullano, smembrano, infilzano.

Il sangue schizza sibilando.

Tutto è imbrattato di sangue:

Gli uccisi, gli uccisori, i sassi,

Perfino la linda veste dell'Occidente,

Che da Trieste guarda la scena.

Un altro furibondo corpo a corpo

E in piedi non resta nessuno:

Sono tutti distesi per terra: cadaveri!

La scena ammutolisce e raccapriccia.

Le teste staccate dal collo

Le braccia e le gambe amputate

I genitali e gli occhi strappati,

Con la residua forza demoniaca,

Rotolano e arrancano sul terreno

Alla ricerca dei loro corpi

Che ormai non esistono più:

Sono diventati foglio di carta,

Noioso brano di storia!