Poesia di Domenico Marras
Caput Mundi
Collega Marco Tullio Cicerone,
parli pure, la prego, ne ha facoltà.
La ringrazio, signora presidente
Elisabetta Maria Dolabella.
Carissimi colleghi Senatori,
ho chiesto, avuto e preso la parola,
non per parlarvi della disastrosa
situazione della nostra romana
Repubblica, perché non ho parole,
bensì per dirvi che questa mattina
mi sono alzato presto, prestissimo
al fine di osservare il cielo e trarne
lusinghieri (così speravo) auspici;
però, purtroppo, nel cielo di Roma
non ho visto che grifoni, grifoni,
e grifoni, tutto il cielo coperto
da quegli uccellacci che si nutrono
di carne putrefatta, chiaro segno
che per le strade della Capitale
ci sono molte carogne e molta
altra immondizia in decomposizione,
i cui miasmi mi pare di sentire
anche qui, dentro Palazzo Madama.
Tu sei accusatore di professione
(povero senatore Catilina):
la Capitale non è affatto sporca,
e ancor meno marcia, come tu dici,
e neanche in balìa della delinquenza
organizzata, nel senso di mafia
almeno (lo dicono i magistrati
espertissimi in diritto romano).
Bene hanno fatto i sicari di Antonio,
a far tacer per sempre la tua lingua.
