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Poesia di Tony Basili - Maria de Mondagljani

Ndoniu se ne jea ngroppa a ju cavaju
Magnenno 'n tocciu 'e cacju picurinu,
quanno arrivadu all'ombra d'un licinu,
calò pe' reparasse da lo caglju.
Non ne potea più chè lo suore
Er'attirata 'na ponta de tafani
Che cerchea de sfuà co le du mani
Aggidennole comm'un predicatore.
Stisu sotto 'n'arbere frunnusu,
Che stennea le rame longhe ntorno,
Guardea sotto ju Turanu nibulusu
E le saucje, un filaru mistiriusu.
Doppu che s'era 'na cria repusatu,
sentette da' ca parte de candà,
S'arrizza, e je va ncontro defiladu,
a na vocetta bella da ncandà.
Camminenno sopre gli aghi nciaffottea,
comme 'n letto pinu de cartocci,
Pensenno a quella, se ju guardea,
e s'appresciava co ju fiatu a tocci.
Na vajona, bella comme na fata,
che ju fece mediammente nnamorà.
Era propiu Maria 'e Mondagljani
Che pure mò sentì 'gni tandu de candà.

Dice, peraltro basandosi su una storia vera, di una certa Maria di Montagliani, un borgo vicino a Collalto e da questo distrutto nel XV sec. con la complicità appunto di Maria che aveva aperto agli assalitori, (forse per amore o per quei braccialetti sabini che anche Tarpea richiedeva a Tito Tazio) per problemi relativi alla captazione dell'acqua della Fonte degli Spiriti : "Antonio se ne andava in groppa a un cavallo mangiando un pezzo di cacio pecorino, e si riparò all'ombra d'un licino per ripararsi dal caldo chè il sudore che gli provocava aveva attirato dei tafani che tentava di scacciare agitando le mani come un predicatore. Sdraiato all'ombra guarda in basso il fiume Turano che con la fila di salici che lo costeggia ha un aspetto misterioso, quando sente una vocina gentile, che canta proveniente appunto dall'antico borgo diruto di Montagliani (che è stato feudo degli Orsini e dei Colonna) e incuriosito va a vedere chi è camminando sopra la spessa coltre di aghi di pino che fa lo stesso rumore d'un letto di cartocci di granturco: è Maria , e lo fa immediatamente innamorare e che di tanto in tanto, si sente ancora cantare". Il dialetto collaltese, particolare , perchè è zona di confine, in Sabina, intersezione delle Provincie di Roma, Rieti e L'Aquila, scambia la T finale spesso in D, e le finali in Ole mette in U. Il nostro dialetto non ha nulla a che vedere col reatino, chè noi siamo più vicini a Roma che appunto a Rieti e risentiamo magari dell'influsso del Regno delle Due Sicilie, il cui confine è ad un Km.
23.9.96