Valutazione attuale: 0 / 5

Stella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattiva
 

Poesia di Tony Basili I sette contro Tebe

Ovunque s'ode il pianto e lo scongiuro
Delle donne che dagli dei cercan riparo
E son tutte a pregar per il futuro
Che sta a giungere lor ché non sia amaro,
Ma contro loro il re Eteocle inveisce
Che col pianto il senno si intorpidisce.

Tornino a casa ai loro simulacri,
Se voglion bene alla città di Tebe,
Chè invece lor tocca non pregare i lari
Ma preparare tutto quel che serve
Per la difesa della cinta e delle porte,
E non si senta più parlar di morte.

Giunge poi il messaggero che annunzia
Che sette sono a capo del nemico
Al seguito di Polinice che rinunzia
Chiede del trono al re, e fè l'intrico,
Lui ha organizzato, truce, lo stuolo,
E vuole la citta ,o raderla al suolo.

Ognun dei sette assalterà una porta:
Salir sugli spalti o romper le mura!
Per la prima Tideo ch'è molto forte,
E poi Colofone ch'è di statura,
pari a un gigante e nessuno l'avanza
e il coro a sentir piange nella stanza.

Ancor degli altri dice molto ancora
Ed a ognun di quei un forte oppone
Eteocle, ma il settimo tutti accora
Ché ci va Polinice, lui si pone
A forzar la porta o la vuol distrutta,
E la testa d'Eteocle, per dirla tutta.

Quest'è lo scontro che il destino impone
E la sventura d'Edipo s'avvera,
Che i figli suoi in tale confusione
In quella lotta troveran la maniera
Di annientarsi e spartir nel sangue
Il suol di Tebe che senza colpa langue.

Son le donne a supplicar di non andare
Contro suo fratello, chè le Erinni
Quel sacrilegio a Eteocle faran pagare,
Ma non convincono il re i loro inni
ed il coro ne fa eco con lamenti
ché fermare non può i fatali eventi.

Gli impedisce cosa, a tirarsi indietro?
Ché per lui sarebbe poi una vergogna
Quando il pericolo che sovrasta tetro
Faccia ad altri gestir, è porsi alla gogna;
fama bensì otterrà pur con la morte,
Più che sfuggire l'onta e la sua sorte.

"Gli dei da tempo ci hanno abbandonati,
dei figli d'Edipo esigon rovina,
ché l'infamia che ci ha contaminati
Sol la morte finirà che è vicina,
sarò io stesso, Eteocle, pronto al duello,
Che il fato vuole contro mio fratello."

Clamor di pugna s'ode dagli spalti
E il coro piange, prega, non ha pace,
Poi i tebani rompono gli assalti
E cessa il clangor d'armi, tutto tace
Ché i sette son respinti ed è ritirata,
tanti i morti; ma l'hanno scampata.

Esulta il coro e trova sulla porta,
pur morto Polinice, che contro ebbe
Il fratello Eteocle, che n'era di scorta,
se il destin non fosse, sì non sarebbe,
Ché nessun dei due risparmiò una botta,
E si ghermir l'un l'altro, a finir la lotta.

I corpi dei fratelli or son separati
Chè ad Eteocle si dà onorata sepoltura
Che la città difese da quei forsennati
Guidati dal fratello che per iattura
Si vuole che insepolto resti al suolo
pasto a lupi e corvi, senza un lenzuolo.

Ma Antigone n'è afflitta e la ria sorte
Del fratello piange e non si dà tregua
Sdegnando che Polinice oltre la morte
Pagar debba il fio che par l' insegua
Per colpe che gli giungon a far danno
Di lontano! Quest'è il Fato tiranno.

(in versi da Eschilo al quale chiedo scusa)
16.12.14