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    Poesia di Tony Basili
    Il compito del poeta

    Perché ti mescoli o Poeta,
    alla gente come ti vediamo?
    Cosa sono per la tua anima nobile,
    I partiti, se non caos senza luce?
    In quella putrida aria
    La tua poesia cade come le foglie;
    Il loro puzzo corrompe il tuo sentire.
    Il tuo cuore, nelle loro lotte servili,
    È come l’erba della città,
    Stropicciata dai piedi dei passanti.

    Nelle rumorose città
    Non senti con sgomento
    Come le due potenze fatali
    Il popolo ed il re , si scontrino?
    Perché riempirti l’orecchio
    Di questa lotta che sgomenta,
    tu che sei poeta, maestro e seminatore?
    Dedito come sei al Dio che invochi
    Non ti confondere tra questi uomini
    Che vivono nel rumore.

    Vai ad unirti o anima pura
    Alla quieta armonia!
    Vai a sbocciare, o fiore sacro,
    Sotto gli ampi cieli del deserto!
    Cerca, o sognatore, un rifugio,
    Un asilo, una grotta nascosta
    e l’oblio, per trovare l’amore
    ed il silenzio, per sentire
    la voce severa e tenera dall’alto,
    e l’ombra, per vedere la luce.

    Vai nei boschi, in riva al mare!
    Componi i tuoi carmi ispirati
    Con l’armonia del fogliame
    E l’inno degli azzurri flutti.
    Nella solitudine ti aspetta Dio
    Che non si trova tra la folla.
    L’uomo è uno gnomo, ingrato e vano.
    Mentre nei campi tutto vibra e sospira.
    La natura è la grande lira
    Ed il poeta ne è l’arco divino.

    Fuggi dalle lotte degli uomini se sei saggio!
    Sia il lavoro il tuo regno,
    Che compie il suo arduo percorso
    Senza bussola e senza nocchiero
    Come un vascello che a dicembre
    Il pescatore, dal fondo della sua stanza,
    Ove sono appese le reti asciutte,
    sente nella notte passare al buio,
    con un rumore sinistro e cupo
    di alberi che si piegano scricchiolando.

    II

    O me infelice! dice il poeta,
    Amo le acque ed i boschi
    Ed il pensiero migliore è fatto
    Del mormorio delle loro voci.
    La creazione è senza odio,
    E là, non ci sono ostacoli, né catene.
    I prati, i monti, sono benèfici.
    I raggi mi fan vedere le rose
    nella serenità delle cose
    e irradiano la mia anima e tutti i sensi.

    Ti amo, o santa natura,
    E vorrei annullarmi in te;
    ma in questo avventuroso tempo,
    ognuno, ahimè! si deve a tutti.
    Ogni individuo pensa alla sua maniera
    Dio fa la linfa per la scorza,
    I rami fioriti per gli uccelli,
    i ruscelli per l’erba dei piani,
    le coppe ricolme per le bocche
    ed il Pensiero per le menti!

    Dio vuole che in tempi avversi
    Ciascuno lavori e serva.
    Sventura per chi ai suoi fratelli:
    dice, io me ne vado nel deserto!
    Sventura a chi si mette in ciabatte
    Quando gli odi e gli scandali
    Tormentano il popolo inquieto.
    Vergogna al pensatore che si astiene
    O se ne va, cantore inutile,
    fuori della porta della città!

    Il poeta nei giorni difficili
    Prepara i giorni migliori.
    Egli è l’ uomo delle utopie;
    i piedi qui, gli occhi altrove.
    E’ lui che su tutte le teste,
    in tutti i tempi, pari ai profeti,,
    dalla sua mano, ove può tener tutto,
    deve, sia che si insulti o si lodi,
    come una torcia agitata,
    far balenare l’avvenire!

    Egli veglia, quando la gente dorme!
    I suoi sogni sempre ricolmi d’amore
    Son fatti di ombre che gli trasmettono
    Le cose che un giorno verranno.
    E’ deriso! Che importa? Egli pensa.
    Più d’un’ anima scrive in silenzio
    Ciò che la gente non capisce.
    E compiange i suoi sciocchi denigratori,
    ed il falso saggio che alle sue parole
    oh ride alto, ma molto poco comprende!

    Traduzione da V. Hugo

    25.4.14

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