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Booz che dorme
(traduco dal francese V. Hugo)
di Tony Basili

Booz addormentato
(traduco da V. Hugo)
Booz s'era addormentato vinto dalla fatica;
aveva lavorato tutto il giorno nella sua aia
poi aveva fatto il suo letto nel solito posto;
Dormiva vicino alle arche piene di grano.

Il vecchio aveva dei campi di grano e di orzo
E sebbene ricco era incline alla giustizia;
non c'era fango nell'acqua del suo mulino;
né l'inferno nel fuoco della sua forgia.

La sua barba era d'argento come un ruscello d'aprile.
E il suo covone non era né avaro né dispettoso
e quando vedeva appresso china qualche povera
Ordinava di lasciare indietro qualche spiga,

L'uomo camminava pur lontano dalle cattive strade,
vestito di candida probità e di bianco lino;
Con sempre intorno dei poveri questuanti,
I suoi sacchi di grano sembravano fontane pubbliche.

Booz era un buon maestro e un parente fidato
Era generoso anche se economo
E le donne lo guardavano più d'un giovine
Poiché il giovane è bello, ma il vecchio è ricco

Il vecchio che torna verso la sua prima fonte
Entra in un tempo eterno lasciando i giorni mutevoli
E si vede una fiamma negli occhi dei giovani
Ma nell'occhio del vecchio c'è la luce.

Dunque Booz la notte dormiva con i suoi
Accanto al mulino che pare un monumento
E accucciati stan i mietitori come gruppi di pecore
Ed è così che si stava in un tempo molto lontano.

Un giudice, aveano per capo le tribù d'Israele;
Quando la terra, dove l'uomo errava sotto una tenda,
inquieto, per le orme di gigante che vedeva,
era ancora fradicia pe'l diluvio e lenta.

Come dorme Jacob, come dorme Judith,
Così Booz, ad occhi chiusi giacea all'ombra,
Quando la porta del cielo si schiude
Sopra la sua testa e ne discende un sogno.

E questo sogno era così, che Booz vide una quercia
Che uscì dal suo ventre ergendosi al cielo blu;
e una stirpe vi salia come una lunga catena;
mentre in basso cantava un re ed in alto moria un dio.

E Booz mormorava con la voce dell'anima
"Come può capitarmi una cosa del genere
Quando la somma dei miei anni ha passato gli ottanta
Ed io non ho figli e neanche più la moglie?

Ché da tanto tempo colei che con me dormia,
O Signore, ha lasciato il mio letto per il tuo,
ma siamo ancor tanto uniti l'un l'altro
ch'ella è viva a metà e io per metà son morto.

Una razza nascerà da me! Come crederlo?
Come potrebbe succedere ch'io abbia dei figli?
Quando si è giovani, ci sono dei mattini trionfanti
Chè il giorno esce dalla notte come una vittoria...

Ma noi vecchi si trema, come arbusti d'inverno;
sono vedovo poi e sono solo, e su di me scende la sera
ed chino la mia anima, o Signore, verso la tomba
come un bove assetato piega la fronte verso l'acqua."

Così parlava Booz, tra il sogno e l'estasi
Volgendo verso Dio gli occhi assonnati;
Il cedro non s'accorge d'una rosa ai suoi piedi
Come lui ai suoi piedi non sentia una donna.

Mentre Booz dormiva, Ruth, una moabita,
s'era sdraiata ai suoi piedi a seno nudo
sperando in non si sa quale ignoto baleno
che potesse venire magari così al risveglio.

Booz non sapeva proprio che una donna fosse lì
E pure Ruth non sapeva ciò che Dio volesse da lei.
Un fresco profumo venia dai cespi d'asfodelo
E la brezza della notte spirava sul Galgalà.

C'era una penombra nunziale, augusta, solenne;
e gli angeli forse volavano nell'oscurità
poiché si vedeva ogni tanto nel buio passare
qualcosa di blù come un'ala.

Il respiro di Booz che dormiva
Si mesce al bruito sordo dell'acqua che schiuma,
s'era nel mese in cui la natura è dolce,
e le colline avevano i gigli sulle loro cime.

Ruth meditava e Booz dormiva; l'erba era nera;
Le greggi di pecore si sentiano appena palpitare;
un'immensa bontà scendea dal cielo;
era la placida ora in cui i leoni vanno a bere.

Tutto taceva in Ur e in Jerimadeth,
Le stelle brillavano nel cielo profondo e scuro,
L'arco fine e chiaro tra i fiori in penombra
Brillava ad occidente e Ruth si domandava

Immobile, aprendo gli occhi a metà sotto i suoi veli,
Quale dio, quale mietitore dell'eterna estate,
avea passando, forse dimenticata
quella falce d'oro in un campo di stelle.
23.4.14