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Poesia di Tony Basili 
Il rifiuto del re


35 -

Della contesa or voglio raccontare

che tra l’Atride sorse ed il Pelide,

e tanti lutti tra gli Achei fu a causare

e perciò tu, o mio estro, rendi fide

le mie forze che or son d’affinare

perché il fatto è tal che sol gli arride

un tal dono superiore al mio pensiero

e sol può far se tu ne sei nocchiero.

Sorse questa dal fatto che ora spiego.

Era giunto all’accampamento tra gli Achivi

il sacerdote d’Apollo che con tal prego:

vuol Criside, sua figlia, tra i captivi,

di Agamennon riscattare, con impiego

di denar, se pur i bianchi crini e i votivi

paramenti del Dio, che aveva indosso,

pur una belva, chiunque, avrebbe scosso.

Ma il Re al pio padre che implorava

urlò in faccia che mai l’avrebbe resa,

se non quando divenuta fosse ava;

ché l’ intento suo che se l’era presa

e la tenea pur se Achille protestava

e con Clitennestra pur l’avria difesa.

Gli dice di andar via con le sue ciance

se evitar volea il ferro delle lance.

Se ne va battuto Crise a mani vuote,

si lagna, e con Apollo si lamenta,

per l’affronto patito, ch’é sacerdote,

e dannazione invoca e sì fomenta

che sull’Atride piombi che lo scuote,

una peste tanto aspra e virulenta,

su tutto il campo acheo e fa gran lutti

che le pire fan in mar ferrigni i flutti.

Avanza la peste e il tumulto e il pianto

sul campo acheo sgomento dal terrore:

per qual motivo gli dei son aspri tanto?

Qual vogliono punir loro errore,

Chi peccò? Si chieda pur a Calcante!

E ci va primo Achille, per sapere,

Astuto, per gestir le colpe a suo piacere.

…………

30.7.03