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camposanto
Poesia di Tony Basili
Il camposanto

L'inizio della visita
Vo' mutar rotta così a la mia nave
Prima che s'incagli in dannosi scogli
P'una vision di cui sol ebbi la chiave
Una notte di veglia che a un punto cogli
Che è così la vita,come la trovi.

Di ciò che bello fer, sol voglio dire,
che di là di qui c'è chi a suo giudizio
potrà d'ogni  suo essere tanto gioire
e se all'inizio ahimè pensai al vizio,
mi possa la sua pietà sì guarire
che in mia memoria non vi resti indizio,
e sì prego che in mente mi riporti
d'ognun che conobbi qualche bell'opra
che il viver senza lor ci riconforti.

Mostrarvi vo' tutta la gente mia
Pe' i ricordi che tornano a la mente
E sono a pregar voi che per la via
Siete a pensar di lor più conveniente
Di riportarmi quel che a ognun ci stia.

Qui riposa

zi' Giovanni, onorato e senza danni;
e pure Sordottore, compagnon di buonumore;
ed ancor quell' Anselmo, che del comun si fe'schermo;
ed ancor il grande Arnaldo che col macello si fe' saldo;
e sor Memmo, della piazza, grand'uomo e di gran razza;
e Fernando il buon maestro, ben amato, saggio e destro;
e Sor Antonio de' Latini che fè fave pe' i burini;
e c'è pure Platone, geniale e un po' frescone
e Luciano di Pennazza che da tanto il suolo stazza;
tra i vecchi Mario Giorgi che  più toste non ne forgi;
e Ludovico di quei de l'Asso che da guerra tornò lasso;
e Richetto de la Morte, che per i funghi era il più forte;

e Pasquale de Rinaldo col trombone in spalla saldo
ed il grande Antonio Salvi, del comune tra gli araldi;
e c'è pure sor Ubaldo, che segnò qualche ribaldo;
e Micchele de Solano, ch'era di spirito sovrano;
ed il buon Amerigo Verna ch'ebbe tutto nella taverna,
E pur Nello il barbiere che ai figli die' il suo mestiere;
e Giacamuccio Caramella, che svendeva la favella

e Carlucciu de pezzatu ch'ogni  pietra facea a squadru

ed ancora Giuculone grande e forte com' un leone
e poi Giovanninu, che ne imbarcò un bel casino;
e d'altri ch'è palese, del male d'altrii gioia  prese;
e Luigi de scricchetto, a tressette era provetto;
ed Alfonso quel di Nena che ne spacco tanta de lena..
ed Ettore di Orazio che di pialla finì sazio;
e pur il Benedetto che non ritrovò parte del tetto;
ed ancor il buon Ezio, falegname di gran pregio;
e Pompeo di Minicucciu che tornava a casa cucciu;
e Mario de Lucietta, di sega destro e pur d' accetta;
e Paolino di Limena, che col camion ha gran lena;
ed ancora quissi e Scossa, che per un piattucciu perser la possa;
e ancor il grande Orazio che portò a Roma  Tito Tazio,;
e Marcello 'e Fortunata che col piccin bevve un'armata;
ed ancor il prode Achille che in Russia fè faville;
e Checchino del consorzio, uomo saggio e di negozio;
e il Fabrizio de' Baliva che com'altri il campo stiva;
e pur Gino de Frattanga che ricordo con la vanga;

e Sittimmiu ju calzolaru che S. Antoniu dicea paru, paru;
e il minomo Maccarò, che col trattore se n'andò;

E Mariu ju sartore 'do passemmo tante ore;

e ci sta pure Sanrocco che camminea locco, locco;

e Adolfo 'e la Caffettiera che lavorò da mane a sera;
e Mario de Gregorio, gran maitre di refettorio:
ed ancora il buon Tranquillo, banditore di gran squillo;
e Antoniuccio ju ciuppittu, sol di gambe, ma destro e rittu;
ed Angelo Pompei che nel coni ebbe del lei,
e c'è pure quel Bassetto fin dall'alba già trinchetto,
ed alcun che senza sforzo al comune diede  morso
e 'Ntoniucciu Paparojo, che poerino more sojo;
E Bruno 'e Gigianoa che tutti zii in comun trova;
e Richetto Pisciatterra che col pallon facea la guerra;
e Sergio ditt' Otello che vagò il mondo a carosello;

ed ancora il bravo Badoglio che improvviso trovò lo scoglio;

e tra i nuovi pur Terenzio che tornò pe'l doce assenzio;

ma non c'è Piero il castellano che finì di brutta mano.
Di molt'altri ,oltre il guado, non ricord' ora alcun belato.
Il paese alfin compensa il brav'omo con la lenza.
Proprio i mejo son qui deposti, or son proprio cazzi nostri!
2004