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    Poesia di Tony Basili - Gli antichi dei
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    Poesia di Tony Basili 
    Gli antichi dei

    C’erano all’inizio sol Cielo e Terra
    Che nome avean di Tellure ed Urano.
    Vivean solitari come in una serra
    E di tanto in tanto davano mano
    A qualcosa che ancor non esisteva
    E sfuggia perciò senza forma, vano,
    perché dei nomi ancor non si sapea,
    ché non c'eran ancor trappole d’umano
    e però tutto questo caos risplendea
    di gas e fuochi mescolate al suono
    ed acque ancor da bastar chi l’abitava
    che se ne stava placido sul trono
    Mentre la sposa Tellure procreava;
    ma tenendo conto d' una profezia
    che dicea che il figlio lo spodestava
    ai figli appena nati:”è casa mia!”
    dicea Urano e in un buco li inzeppava
    senza che Tellure tale fobia
    potea evitar e più e più si ripetea
    Finché di levargli il vizio trovò la via:
    fece un falcetto che usar si promettea
    per tagliargli il pene a suo marito, e via
    salvando così la prole che crescea;
    ma in questa azione antica e alquanto ria
    cercava un aiuto da qualcun dei figli,
    Sol Saturno ebbe animo che la mania
    del padre non tollerava e provò a dirgli
    “caro padre, in quel buco siamo stretti
    E facci star con te.... siamo tuoi figli!”
    Ma non ci fu verso, perché i più ristretti
    Pensavan normale lo stare al chiuso;
    E sol Saturno ne percepia i difetti,
    sicché un dì che Urano era confuso
    e Tellure ad amare che di baci
    lo inebriava di più che era suo uso,
    misero in atto i lor progetti audaci:
    e col falcetto glielo tagliaron di netto,
    ed Urano... a lamentarsi e con le faci
    fissava il figliol: “oh, tu maledetto!
    Ché anche tu subirai lo stesso danno
    da un figlio che avrai!”,fu sì predetto.
    Par che l’universo da questo inganno
    Abbia avuto inizio e per questa strada
    ne seguir tanti e fu come un malanno,
    Il fato ne partecipò a ognun che guada
    La soglia del nulla, come tutti sanno,
    Ché pur Remo finì così di spada
    Per mano del gemel, figlio d'una lupa,
    Ed andando per un' altra contrada,
    Eteocle e Polinice, la fer più cupa
    La tregenda di cui Sofocle ne bada.
    Come Saturno al padre si ribella
    Così Satana, pur lui al signor Dio
    Vuol togliere il poter e con la fella
    Risma torva di diavoli, pensa:” io
    Pur son tanto bravo e tanto forte
    Che non posso restar servo e pur un mio
    Regno costruir voglio ché la mia sorte
    Possa così librare e far valere
    Se pur c'è da rischiar duolo e morte,
    se fossi già un tale... ma a ben vedere,
    io sovrano son di tutta la mia vita
    e morir non posso, e se a prevalere
    non riesca, tuttavia senza una guida
    infine rimarrò, ma non più servo,
    e la mia forza a tale azion m’invita!
    Orsù diavoli e diavolesse che osservo
    recalcitranti con chi troppo ci sfida,
    gridiamogli “basta!” con ogni nervo
    perché nessun di noi resti ancor servo!”

    S.Ma 4/ 15.1.19

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