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Ercole ed Anteo
Poesia di Tony Basili 

Ercole ed Anteo

47
Stava Ercole per un sentiero arso
che dal piano sale su pe’l monte,
di polvere avea impastata la fronte
Imperlata di sudore che ad ogni passo
Sgocciolava con un leggero schiocco
guardando se mai da qualche sasso
un qualche filin sgorgasse d’una fonte
per ristorare e rinfrescar lo stocco,
quando, come un mago, da uno speco
uscì un gigante assai ispido e scontroso,
Che intimò di fermarsi: “ Sono Anteo!”
Gli gridò in viso,” il figlio della Terra!
Ch’è la padrona di tutte queste vie
E non si può passar senza consenso,
Per qui e altrove, se non per trattative!”.
E sì dicendo erge l’orrida testa
E dalla bocca più nera di fornace,
fuoriesce tal sbocco di pece pesta,
Che appena al suolo, s’indura e tenace
s’aggruma, inonda e non s’arresta ;
lui minaccioso in man questa raccoglie,
e gridando: “va via! il sentiero è mio!”
mira Eracle, ma lui mica si toglie!
Anteo gli tira allora un grande masso,
Ma Ercole non se ne cura o muta via
ma vortica con la clava a fracasso
E poi l’agguanta ancor con albagia
E stringe tanto da spezzargli il dorso;
E lo sbatacchia pensandolo finito
Al suolo pesto poi riprende il corso.
Fa pochi passi e di nuovo lo sente
Alle sue spalle che vien con una pietra,
tenta di colpirlo , ma lui è veloce,
E ancor l’attacca e poi che non arretra
Gli rompe l’ossa con faccia feroce.
Anteo grugnisce e il cielo ne rimbomba
E si dibatte ed urla, nella morsa,
Ch’è al suol confitto fino a la cintura
E la peluria del corpo gli si scorsa.
Poi comprende che il figlio della Terra
Se riacquista nel suolo la sua forza,
se n’è sollevato invece\ per natura
è estirpato, s’infiacca e poi si smorza.
Così Ercole strangola il malandrino,
Sollevandolo, e seguita il cammino.
30.7.07