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Amore e Psiche di Canova
Poesia di Tony Basili 
Amore e Psiche

E se ogni altra era bella men di Psiche
Non c’era una bella ovunque come lei,
Sì diceano , e di abitudini pudiche,
Tutti doni che per Venere eran rei
Perché il simbolo era lei della bellezza
E nessuna star potea alla sua altezza

Chiese perciò ad Eros suo figlio
Di ridurre nei suoi riguardi la tensione
Cercasse pure lui qualche puntiglio
Per cancellare in tutti l’opinione
Che di tutte quante lei era la più bella
Ed a questo fin movesse ogni procella

Ed il giovin dio col suo arco scese
Per escogitar con le punte qualche danno
Ma quando vide la fanciulla le pretese
Di sua madre capì ch’eran in affanno
Tanto che lui Eros si innamorò all’istante
E s'inventò un modo p’esserle amante.

La trovò il giorno stesso sopra al monte
E la sollevò col suo alito divino
Posandola in prato che all’ orizzonte
Gli parve adatto di colore smeraldino
Pien di rose aulenti e di giacinti
e una reggia ove i passi le fur spinti.

Una musica aleggiava per le stanze
Tutte lucenti d’or e di cristallo terso
Ed indicibili sublimi fragranze
come un vaso che il ciel avesse riverso
Ed avanti andava sospinta da una forza
Che il cor le dicea del ciel fosse risorsa.

E si trovò a gustar vivande celestiali
Presentate da un invisibile servitore
E in un letto si posò ove sponsali
Godè sublimi d’un non visto amore
E l’anima di piacer ne fu satolla
Come un’ape a sugger una corolla.

Le disse ch’era Eros il figlio della dea
Che sarebbe stato il suo notturno sposo
Un solo impegno però a lei chiedea
Che sempre agli occhi suoi fosse nascoso
Se in qualche modo lei l’avesse visto
Sarebbe svanito come all’aer misto.

Fu delizia al suo cuor l’amor sublime
Che il suo sposo le dava ogni notte
E le sorelle potè ospitar ma le lor stime
Eran conoscer lo sposo e n’eran ghiotte
Che magari era ricco ma brutto e orco
O magari era grasso come un porco.

Sapeva lei che se il suo corpo nudo
Avesse visto di notte l’avrebbe perso,
Ed abbracciarlo, ma com’era crudo,
Non vedere Amore su lei riverso,
Non vedere la sua bocca e le mani,
Averlo vicino, ma con occhi vani.

Ed ancor più, che ansia indicibile,
Non poter mostrar lo sposo alle sorelle
Che invidiavano tutto il suo visibile
Ed una pecca si aspettavan tra le belle
Che era dolcissima una sua carezza,
Ma non poterlo vedere, che stranezza!

Ma una notte mentre lui dormiva
Un lume accese per vederlo in volto
Ed estasiata con man tremula lambiva
Il suo viso, il petto, gli occhi e molto
Si nutriva il piacer delle sembianze
Di Amor dormiente e delle sue fragranze.

Ma dal tremulo lume una goccia scese
Sul suo braccio e si svegliò di colpo,
E sì la guardò, allora lei comprese
del danno fatto e si coprì il volto
Poi Eros in aura par dileguasse
E languente fuggendo sospirasse.

Sparì di colpo letto,reggia e fiori
E Psiche si vide abbandonata,
Priva di gioia e di quei colori
Che l’avean al buio tanto inebriata
Così scappò Amore come smarrito
Prima che di occhi fosse concupito.
16-12.2.16