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Poesia di Tony Basili
Aforismi

Taccuino di aforismi
Ti penso con amore quando non ci sei
Ma quando arrivi, mi ti tocca subire;
Aspetto allora che forse alle sei
Ci sia un'auto per farti ripartire.

Non credo che le cose di spessore
Abbiano oggetto e fine definito;
vanno talvolta in gioia o al dolore
secondo il caso, dal niente stabilito.

La saggezza è un piacere del gusto
E' in me estemporanea e passeggera;
saggio può esser il colto sia il frusto
che puoi incontrar per caso una sera.

Il gioco delle tre carte lo fa il furbo
Ma io non ne apprezzo molto il tipo
E se mi incontri non darmi disturbo.
Ma perché sei uscito dal tuo stipo?

Parlar di sé non ha proprio alcun senso
Ma non importa pure il fatto universale
Ognuno è buono, losco, oppur melenso,
Ma ognun per sé, è un fatto casuale.

Sono inquieti il giorno e la notte
Quando non sento la poesia
E mi può capitare di morire
O languire nella melanconia

Quando l'aforisma diventa poesia
La puoi trovare in qualche pensiero
Ma quanto all'interna armonia,
Come venga, è un mistero.

Cosa sia la felicità, chi lo può dire,
posso certo dir che son felice
sensazione che è già a sfiorire
nel momento stesso che si dice.

Se vuoi essere un uccello, guarda bene
Che è libero di volar per ogni valle
Ma non so se rappresenta le sue pene
Chi aspetta di lanciargli le sue palle.


Che tutto fili via come niente
Lo vedo dai miei capelli bianchi
E mi par inutile cercarne il motivo
Né guardar dietro ai passi stanchi.


Non credo che puoi far danno ai poeti
Che guardano le cose non come i preti
E sono un insieme con l'universo
E tentarli perciò è tempo perso.

Ogni cosa è del suo eterno stampo,
Che non conosci, ché sei nato vento,
spiri tra le cose come un lampo
puoi usarle ma non capir l'intento.

So che cosa voglia dire desiderio
Che spesso c'entra poco con l'amore
Ma questo è una delizia e un putiferio
Ed allora vorrei il primo che dà stupore.

I poeti son così presi a pensare,
ma non sono più fortunati degli altri
quando li sento, tanti, parlare
più che illuminati, mi paiono scaltri.

La guerra in Serbia
Fini e Berlusconi,
in questa guerra losca,
è ben che vi conosca:
coppia di frescon !

Baffetto in tasca tiene
ancor il rublo russo
ma col dollaro fa busso,
il furbo predator !

Più onesto fu Benito
che all'africano lido
Roma di nuovo portò.
Ma lui tenea le palle
questo i baffi unti
di grasso american.

Pannella,tu quoque Brute,
gran fili di bardana,
di moneta americana
tu quoque servitor ?

Europa, infante monca,
già appena nata, cionca,
la testa inver ti manca,
però hai tanti coglion.

Qual militi d'Illiria
i bersaglieri in Serbia
dell'american protervia
si fero servitor.

Piumati bersaglier,
in Serbia che ci fate,
le penne ci portate,
del nibbio american ?

L'Europa pure in fasce,
caduta è in un vespaio,
finirà con un carnaio:
chi cavolo ti ci  mandò?

5.3.05