Valutazione attuale: 0 / 5

Stella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattiva
 

Poeti Emergenti -
Poesia di Antonio Basili -
Un re travicello -


Il giovin villano dopo tant’anni

passati altrove, forse a far danni,

torna al paese con un fisso in testa,

tirare il collo al fesso che resta.

Sdraiato in poltrona, tutto giulivo,

con i suoi tirapiedi, ahi com’è attivo,

a romper i cojoni, a far tutti·fessi····

pensando degli ari,son sempre gli stessi,

è popolo, tutto soggetto al padrone,

e sol va diretto usando il bastone;

il mio, certo, m’hanno eletto,e nessuno

può chiamarmi per nome. Ahimè salv’ognuno.

Io me li magno, li rompo,li spezzo,

se mai tutti quanti, vedrai, non li avvezzo

a chiamarmi Signore, Sovrano, Eccellenza

e a far, da mane a sera, riverenza.

Il giovin sovrano! Oddio, ma è un nano

Largo di culo, ma svelto di mano,

pronta ad usarne come utile tappo,

per qualche fallo, per qualche intoppo;

è piccolo e grasso, davvero tapino,

non sfugge a nessuno, un vero volpino

sempre ad orecchiar, fin nelle mutande,

per poter dir, ti ho colto in flagrante.

Turbato di trovar in sé un bel niente,

è maturato, col crescer ,fetente.

Sa i fatti degli altri, e i loro vizi

ma se delle sue gobbe, ridi, lo stizzi.

Per nulla è cambiato in tutti quest’ anni,

i panni griffati gli copron gli affanni,

ma non la smette di pensare da glande,

si stira col collo, col grugno vagante

si allarga, si sporge, ma rimane qual’ è:

una testa di rapa che s’è fatta da sè .

La storia è questa del·distinto villano

che tardi ha capito di non aver la mano;

ma, guarda chi viene, con la lista di spese,

da far certo pianger questo paese,

di quattro gatti, ma pien di contese:

vien sì gestito un comune paesano

6/88