Il minestrone
Questa, vedi, non è la mia giacchetta
è solo un segno un pò garibaldino
e se ti pare adatta, non dà retta,
è tanto corta che mi fa freddino:
fatta da un sartore di quella schiera
che taglia e cuce, il dì, a sua maniera.
·M’è stata messa, senza cognizione
da un furfante che sembra non capire
che non gli serve, a lui, questa finzione,
visto che non par facile mentire
sui bagordi che ha, insieme alla congrega,
nel sito comun fatto: chi lo nega ?
·Se del poco rimasto si fa spreco,
non capendo ch’è tempo di cambiare,
quel che da sempre è tolto, in modo bieco,
al popol che non sa come campare,
è facile capire dal suo aspetto
che per restar, ai picciotti dà rispetto.
·Or convien che la smetta di portare
ai seggi chi s’aggrega pe’l razzolio
allo stuolo di chi non sa che fare;
tal’è il vuoto che traspar dal brontolio
che decenza mi tiene d’impostura
di un rituale in verità contro natura.
·I saggi nostrani: chi con zappa
ben saprebbe mostrar il suo valore
o chi, per non si sa qual ragione
se non perchè di voti è portatore,
insista nel dar mostra del suo impegno
ma non porta che di maneggi il segno.
·La “cassa”, s’è visto con qual arte
ha scaricato chi,con poco senno
ha prestato (che alcun ne avesse parte?!)
il denaro di chi, senza alcun cenno,
non pensava di darlo agli strozzini
che poi facea cravatte coi quattrini.
·Che dire poi di quel, che a fianco assiso,
del capo in testa, da più lustri appare,
che dir che possa far, spigne al riso,
eppur tant’è: fa pratica d’affare,
con ruspa diruspando in ogni dove
e ben potria strafar, con qualche bove!
·Quel che inoltre al gorgo suddetto,
dovria rappresentar la minoranza,
l’impegno è tal, così che s’è progetto
a bene deviare ogni rimostranza,
che in fumo si trasforma la natura,
che si può dir, son bulli di ventura.
·Or che la penna vorria maggior sfogo,
cinghia della vorticosa rutilanza,
de li pendagli, che pur tengo in giogo,
mi frena una supposta militanza
ch’or consente,a tutti questi ganzi
di dar al mio paese sgherri et avanzi.
15.1.94
