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Poeti Emergenti -
Poesia di Antonio Basili -
Il botto del 94 -


Poi che s’udì nel ciel il grande botto

che s’attendea, per il gran barare,

quei che all’Arco furon sopra e chi sotto

per garantire il proprio malaffare,

come ramo che nella selva rotto,

ch'or quà or là si sente scricchiolare

quando il vento dai monti viene,

ed al boscaiol rincasar conviene,

così lo stuolo che masticava tranquillo

di ruffiani, marioli e conniventi,

quando d’improvviso arrivò lo squillo,

che s’avvertì con un batter di denti,

che s’era perduto alfin il gingillo

che per anni ha permesso alla congrega

di porre nelle istituzioni la bottega,

come foglia secca, mossa dal vento,

che volteggia per aria senza meta,

si trovò desolato in un momento

ed ognun· fugge qua e là alla segreta···

in preda ad un terribile sgomento,

chissà dove,ma in tasca ha la moneta

quella sgraffignata a spolpare gli enti

o a progetti di costruzione intenti

con cui taglieggiare i cittadini

che per muover un sasso dentro casa

devono affidarsi a dei cretini,

che con il lapis segnano la posa

si fa così,perchè da ....quei confini

il manufatto va....ed ecco nascosa

appare in percentuale la parcella

che assorbe la pensione e la scarsella.

La fabbrica di questo gran consumo

che ti svuota e ti perde come fumo,

nell’aria e nel vuoto della storia

e domani nessuno n’avrà memoria,

né di chi è povero e ha tanto affanno,

né di color che gli altri sopraffanno.

Ora, dico di scappare come un vento,

Da questa città, che si stai più  a fare?

non sei uno che cerca il monumento,

perchè poi, hai di più bello da guardare,

i nostri monti, la sera, che turbamento!

Ogni giorno te li possa regalare!