Meditazioni poetiche
A. de Lamartine!
Spesso sulla montagna all’ombra di una vecchia quercia
Al tramonto del sole tristemente mi siedo
Conduco a caso il mio sguardo sulla pianura
Il cui quadro cangiante si srotola ai miei piedi,
Qui scroscia il fiume dai flutti spumanti,
Serpeggia e si conficca in un fondo oscuro.
Là il lago immobile stende le placide acque
Dove la stella della sera si alza nell’azzurro.
Alla sommità di questi monti coronati da scuri boschi
Il crepuscolo getta ancora un ultimo raggio
E il carro vaporoso della regina delle ombre
Sale e imbianca già i bordi dell’orizzonte.
Frattanto innalzandosi dalla cuspide gotica
Un suono religioso si spande nell’aria,
Il viandante si ferma, la cuspide rustica
Agli ultimi rumori del giorno mesce i santi concerti.
Ma a questi dolci quadri la mia anima indifferente
Non prova davanti ad essi né attrazione né trasporto,
Contemplo la terra come un’ombra errante,
Il sole dei viventi non riscalda più i morti.
Di collina in collina invano conducendo la mia vista
Dal sud a tramontana dall’aurora al tramonto
Percorro tutti i punti dell’immensa distesa
E dico: in nessun posto m’aspetta la felicità.
Che sono questi valloni questi palazzi questi camini?
Vani oggetti di cui per me l’attrazione è volata via
Fiumi rocce foreste solitudini così care
Un solo essere vi manca e tutto è spopolato. *
Che il giro del sole cominci o scompaia
Con un occhio indifferente ne seguo il corso
In un cielo fosco o puro che cali o si levi
Che m’interessa del sole? Non aspetto niente dai giorni.
Se potessi seguirlo nel suo lungo tragitto
I miei occhi dappertutto vedrebbero il vuoto e i deserti;
Io non desidero nulla di tutto quel che rischiara
Non chiedo nulla all’immenso universo.
Ma forse al di là dei confini della sua sfera
Luoghi dove il vero sole rischiara altri cieli
Se io potessi lasciare le mie spoglie sulla terra
Quel che ho tanto sognato apparirebbe ai miei occhi?
Là mi ubriacherei alla fonte cui aspiro
Là ritroverei e la speranza e l’amore
E questo bene ideale che con tutta l’anima desidero
E che non ha nome nel terrestre soggiorno!
Come non potrei, portato sul carro dell’aurora
Vago oggetto dei miei desideri giungere fino a te
Sulla terra dell’esilio, perché resto ancora?
Non c’è niente in comune tra la terra e me
Quando la foglia dei boschi cade nel prato
Il vento della sera si alza e la strappa ai valloni
Ed io sono simile alla foglia caduta
Portami via come quella tempestosa tramontana.
(tradotta il 25.11.97 insieme a Carmen)
