Valutazione attuale: 0 / 5

Stella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattiva
 

Poeti Emergenti -
Poesie di Tony Basili -
Edipo Re -



Vi piaccia, per un poco d’ascoltare,

La storia di chi, fin dalla culla

Non poté la sua sorte indirizzare,

Ch’il corso volse sì, con dritto segno,

Che vano fu l’impegno, al suo parare.

Era Edipo, di Tebe, sul gran regno,

Ché  il  popolo gli dié, poich’ebbe vinto

La Sfinge, con l’arguzia dell’ingegno.

V'era giunto, da Corinto, come spinto,

Dal Caso, che gli diede di sposare,

La vedova di Laio, da molto estinto,

In uno scontro, nel suo peregrinare.

Era affranta tutta la città nel pianto,

P’un morbo, che non finia di funestare,

E sugli spalti stava Edipo, scrutando,

Con la regina Giocasta, in attesa,

Di suo fratel, Creonte, dal loco santo,

Ov’era andato, a supplicar  difesa

Per la gente prostrata  dal gran lutto.

Ecco che giunge , ha una cera distesa.

(Creonte):.”l’acre  morbo che serpe dappertutto,

sol si placa se di Laio il fin incorso

Sapremo saldar. Or, il reo di tutto,

Occorre  trovare, e benigno corso,

Daremo alla città che ora si sbanda,

Rendendo quel che fé, d’ eguale morso.”

Però non c’è, chi, memoria vanta

Di quel fatto, in cui Laio perse la vita.

Ché n’è corso di tempo, or  cinquanta,

gli anni, che son passati, e sol l’aita,

Di Tiresia, il vate, ne darà risposta.

Questa sol, pare resti via d’uscita.

Viene quegli, ed il re poich’ebbe esposta,

La profezia del dio, che la salvezza,

Nel nome dell’uccisor, viene riposta…

-(Tiresia) “-Oh qual atro confine di saggezza,

Voler sapere quel che, crea danno,

A quei ch’ode se non ha accortezza.

Non mi pressar, a dir ché porta affanno,

Il ver, non alla città, ma a te stesso,

Non mi  costringer o re a tale sganno!”

Ma  dallo sdegno il vate è sottomesso.

Ché si ordisce, lui  pensa, una congiura,

E tutto vuol saper, per filo adesso.

(Edipo): “E svelto a dir, ché il tuo indugiar non dura!

E ti  varrà, l’ostinazione, il bando,

E la tua casa avrà  lutto e la paura!”

(-Tiresia): « Tu, fosti tu !  che cosa vai cercando?

Ad altri non puoi fare questa accusa!

Sei tu, che  tieni un talamo nefando,

Padre e fratello, poni a la rinfusa,

E moglie e madre tien per tuo conforto

Che dai primi tempi , mai più se ne usa!

E presto, saprai  che, in questo porto

Non venisti proprio da forestiero,

ma ritornasti, e tuo padre finì morto!”

-(Edipo) “Ma va, Tiresia!  Vate menzognero,

Che quel che dici, complice ti svela

Di Creonte, mio congiunto, l’ho per vero,

Ché il trono ed il poter, con questa tela,

Proprio a me, tal nemico, vuoi levare ,

per usar del  poter senza tutela!”

-(Creonte): “Di accordi con Tiresia, non parlare,

Ché quei  sol di Febo porta consiglio,

eppoi tu l’hai costretto a rivelare…”

-(Giocasta):”Non l’ascoltare, o re, poiché il periglio

Che su Laio,incombeva, per l’indovino,

Che gli predisse morte da suo figlio,

E’ vano! Ché si sa, che il suo assassino,

Fu uno di  fuori, e par che solo un servo

Ebbe scampo, per dir del suo destino…

Il figlio, che sempre in cuore, mi conservo,

Dopo tre giorni, dacché vide la luce,

Fu affidato, legato con un nervo,

Perché di Laio, il destin, che disser truce,

Mutasse se il figliol fosse soppresso.

E tal si fé, da un che greggia conduce.

Re Laio, infine, dopo tant’anni appresso

Ucciso fu, da foschi masnadieri,

Ove tre strade s’incontrano, lo stesso! “

-(Edipo): “Tre strade ?!  In ver io n’ho ricordo,

Che lasciata  la casa di mio padre,

Ché mi predissero, e ancor non me lo scordo,

Ché  ucciso l’avrei, per sposar mia madre,

Proprio lì arrivai,  ed ebbi una contesa,

Con cinque uomini e lor fur salme atre.”

-(Giocasta):”Solo, un servo, scampò ,da quell’impresa,

Che ne raccontò; ma poi che ti sposai

Mi chiese, poiché era scosso dall’impresa,

Di rimaner sui pascoli dei monti.”

…Ma il destino, la trama rende oscura,

e Giocasta alle consacrate fonti,

Liba agli dei, alfin che rendano pura

la fronte e il cor d’Edipo, d’afflizione,

E, come  figlio di Polibio, l’assicura.

Ma un messo alza il velo all’illusione:

-“Polibio è morto-annunzia- ed or Corinto,

Vuol far Edipo re, p’ acclamazione.”

Ma questi il fato teme, ancor convinto,

Che se il padre morì, mentr’era assente,

Dalla madre rischi d’essere avvinto.

-(Il  nunzio):” Ma Polibio non ti fu, inver, parente,

né padre egli, né  madre chi tu pensi,

Ch’ella t’ebbe da me, di prole assente,

E io da un pastore cui mancaro i sensi


D’ucciderti, ti presi, ancor legato,

E a Corinto, ti portai, a quei che pensi

Genitor, da cui, inver, non sei tu nato.

Da un pastore, che le pecore portava,

Di Laio,  ti presi, quei che qui ha regnato”

-“Ed è quello che, vecchio, pascolava,

Aggiunse un corifero, ancor sui monti,

E chiamato, a Tebe, forse  già vi stava.”

-(Giocasta).:”Non indagar, Edipo, ahimé le fonti”

E le lacrime irruppero in Giocasta..

“Non sentir,sciagurato, altri racconti !”

E fugge per le stanze, ma non basta,

Ché un peso immane, par le cada addosso,

E sovr’essa  ruinar,  come catasta.

Arriva il vecchio, allor,dai servi scosso,

E il nunzio è a rammentar del Citerone,

Quand’ei con la greggia, sul verde dosso,

A pascer stava,con quello zuccone,

“ed in dono, ebbi da te, quel bambino!”

-(Vecchio): “Va alla malore, pezzo di buffone!”

(Messo):-"Eri tu, quello ch’ebbi, allor bambino!

Sei tu, Edipo, che  portai un dì, a Corinto,

Ed ora sei qui, non già un peregrino!”

-(Edipo): “Ahimé, che col fuggir, fui convinto,

Di eludere il male,  che m’ è fatale,

Ma  non si può schivar! Or ne son vinto !”

Edipo ora un aer sente ch’è letale,

Spirar, per le stanze, un odor di morte,

vede Giocasta appesa a un fil, vestale,

D’un destino, ch’ora scuote le porte,

E tutto annienta, senza una ragione,

Scambiando,come ebbro, la sua sorte

Ed Edipo a sciorre or, con afflizione,

Il corpo di sua madre,.. di sua moglie,


Che senza colpa fan l’orride spoglie,

D’ un Destino che li trascina a morte.

10/2/2000