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Poeti Emergenti -
Poesia di Angelo Michele Cozza -

Travedendo e ripensando -


Dai piedi delle dirute mura
del vetusto maniero orbo di torri
che il sussultar della terra
in un novembre ancor grave ferì
erra l’occhio per la cara valle
che accolse i miei primi vagiti.
Asola tra le fratte il vento
tremano gli irti rami di rovo
brontolano querce e ulivi.
Querulo, ad ogni soffio
languido scroscio giunge
dalle chiome flave
dei vicini pioppi del fiume;
per l’aria, mute foglie esangui
rogge e accartocciate cadono:
atterrate su correntia vorace
annegano prede del gorgo.
Oh, laggiù perché più non vedo
i campi di tabacco e di pannocchie,
i solchi bruni dei pomodoro,
il riflesso verderame dei pampini
tra i filari di rigogliose vigne?
Tutto è cambiato negli anni
come la mia vita!
Lo scempio imperante
del cemento che avanza e domina
stride all’aprirsi del ventaglio
di memorie, intatte nel tempo,
dei lussureggianti e or spogli clivi!
Ancora viene da superstiti masserie,
di tanto in tanto, un latrar di cani,
il muggito mi giunge delle giovenche
sparse nella macchia oltre la terra
che fu di mia madre: eccole laggiù
vagare inquiete sognando erbe
novelle di fantasmi maggesi!
Declina il sole verso il suo letto.....
E’ il tramonto: rada si fa la luce.
Le prime ombre già vigilano
sui filari di croce dei parenti
nel vecchio cimitero diroccato;
figurandomi chi mi ha lasciato
commosso ondeggia il cuore
come i ciuffi di canne abbarbicate
sull’ubere ciglio delle gore
da tempo prosciugate.
Al consumarsi del giorno breve,
frastornato dagli intimi richiami
dei ricordi dell’età mia verde,
nel diario segreto del cuore
sussurri di tristezze trascrivo
malinconico fanciullo invecchiato.