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    Poesia di Angelo Michele Cozza
    Come a mosca cieca

    Andare a tentoni  col pensiero
    di qua o di là che cambia
    se fatalmente sempre  
    allo stesso punto poi arriveremo?
    Valga il vero fatidico, non si disvii:
    il turbine che mulina la vita  
    e ci alza e ci spinge
    sulla torre da cui scrutiamo
    il senso ultimo delle cose
    nell'effimero ha sempre sbocco.
    A che  nelle fenditure spiare
    se neppure alla luce vediamo!
    Solo un infingimento, mi ripeto,
    stipulato segretamente col cuore,
    -leva per il cambio della vita-
    ci salva dal groviglio
    di tenebre che ci attornia
    e ci catapulta su altra corsia.
    Falliti recensori di noi stessi
    ammettiamo onesti e convinti
    di non sapere niente
    oltre il solo fatto innegabile
    che  sorge e tramonta  il sole
    e si nasce e si muore ogni giorno.
    Fermarsi a mezza via
    di una strettoia di congetture
    o in alto mare o  in una secca
    o su un cacume d'argilla di intedimenti
    sempre smarriti oltre ci si perde
    e alla mente un perché resta ignoto.
    Non si svelerà mai e poi mai
    la forza ignota che ci affatica
    e spinge i nostri passi ancora,
    il fluire di una potenza in atto
    che si attarda e ci solleva
    e in altri ondeggiamenti ci sbatte.
    A uno svolto, dopo un dedalo
    di malinconie e di pensieri,
    di colpo, riprendono battiti,
    ci appare una linea d'orizzonte
    e un senso di essere ci evoca.
    Bisogna uscire indenni, lucidi
    e irrobustiti dai soprassalti del vuoto
    per immaginare una sopravvivenza:
    dove poi andremo a finire, poco conta .
    Per ora, non accenderemo ancora
    ceri all'illusione e alla speranza;
    un po' di fuoco vivo nel crogiolo
    pur ci sarà sotto la cenere; domani
    ritorneremo nella bolgia dei recitanti,
    occultando l'incontro col nulla,
    continueremo a blaterare qualcosa.

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