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Poesia di Gabriele
Accontentatemi!

Non offendiamo oltre gli animali che restano,
pochi e rimangono soli, sulla terra sono i
viventi nell'immediato futuro.
Eeh di noi che ci fai? Tutti nell'immondezzaio
all'apparenza infernale è appropriazione indebita
ooh Dio della festa della vita con paglia e fieno resta
la gravità in crisi d'aria, si offre l'anima in un florilegio
di piagnistei… Io faccio i miei sforzi per apprezzarmi
ma, non mi ci vedo più unico turnista a sostenere
le vicissitudini silenziose della viscida solitudine.
Timido da ieri l'inetto indugia in me torna oggi per il
domani con il gelato in bocca cerca nel tempo del
malvagio dal fertile passato di buone idee appese
all'aria moschicida del ricordo che spira a seccar
suffragi sulle ragnatele cigolanti nel scrollarsi della
polvere di dosso.
Annoiato nel mio male sopravvive lui nudo e crudo
ed io prego in ginocchio come un qualsiasi pinocchio
annegato nel sudario recitando il rosario raccolgo
il mio dolore.
Giampiero! Scrivi così come viene ti conviene dettate
all'infinito uguali parole, ma non saprai mai dell'amore
cenato con briciole di pane secco beccate la sera prima
del sparecchiar tovaglie dal destino: Accontentatemi!
Per favore nell'affetto di un cane dove io posso garantire
con la sua presenza la mia ritrovata tranquillità.

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