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Tradizioni di Natale
Il presepe napoletano -

Nel XIV secolo, sotto la protezione dei sovrani angioini, i francescani fondarono a Napoli diversi conventi e diffusero la consuetudine del presepe. È purtroppo andato perduto quello in legno policromo che la regina Sancia donò nel 1340 all'ordine delle Clarisse: unica statuetta superstite è una Madonna giacente,
conservata nel Museo di San Martino.
Maggior fortuna ha avuto il presepe ligneo policromo eseguito nel 1478 per la Chiesa di San Giovanni a Carbonara da Pietro e Giovanni Alamanno, originari pare della Pianura Padana: della quarantina di statue a grandezza quasi naturale che lo componevano (pastori offerenti, profeti e sibilI e scenograficamente disposti) ne rimangono 19.

Nel Cinquecento, in pieno clima controriformistico, furono i Gesuiti e i Teatini, ordine quest'ultimo fondato da San Gaetano Thiene, a spingere la diffusione del presepe, tanto che chiese e conventi facevano a gara .per avere il presepe più
bello, commissionato a valenti artisti.
Ai Gesuiti si deve l'introduzione a Napoli della statuetta snodabile, del manichino, originario della Germania. Questo tipo di statua permetteva l'adozione di diversi atteggiamenti, di abiti appositamente preparati con tessuti pregiati, di parrucche e di occhi di vetro, mentre le parti rimaste nude venivano colorate.
Nel XVII secolo anche il presepe risente dell'influsso barocco: si dà molta importanza all'ambientazione che diventa sempre più scenografica, con l'aggiunta anche di elementi laici e decorativi. E' in questo periodo infatti che compaiono le scene di mercato, le taverne, mentre si sviluppa anche l'ambientazione tra ruderi e rovine di templi classici, già adottata nel secolo precedente e destinata a "esplodere" nel successivo, sulla scia delle scoperte effettuate a Pompei e a Paestum.
Sul finire del Seicento fu inventato da Michele Perrone un manichino completamente mobile, in filo di ferro rivestito di stoppa: ad esso venivano applicate mani, piedi e testa dapprima scolpiti nel legno poi, nel Settecento, eseguiti in terracotta.

L'innovazione portò a una semplificazione del lavoro consentendo una maggiore produzione di statuette, che potevano essere atteggiate a piacere, e di conseguenza una diffusione de! presepe in ambiete laico: cominciò cioè a realizzarsI  predicato San Gaetano Thiene che propugnava un presepe in ogni casa.
Il Settecento è il secolo d'oro del presepe napoletano, anche se nel secolo dei
lumi lo spirito razionalista tendeva a sminuirne la connotazione sacra e favoriva la comparsa sempre più numerosa di personaggi e quadri scenici che niente avevano a che fare con la sacra rappresentazione.
Si portò nel presepe la realtà del tempo, la Napoli settecentesca con i nobili, i ricchi borghesi, i popolani, individuati nelle caratteristiche fisiche, nell'abbigliamento, negli atteggiamenti, nelle attività, con un contomo praticamente infinito di "minuterie" cioè di tutto quanto era pertinente ai personaggi e ai vari quadri scenici: i prodotti della

terra e quelli del mare, le armi e i gioielli, gli strumenti musicali e i manufatti di
qualunque tipo. Divenuto un fenomeno alla moda, un divertimento moda, un divertimento attraverso il quale mostrare la propria cultura, l'opulenza della casata, regnanti e nobili facevano a gara a costruire nelle sale dei loro palazzi presepi che destassero stupore per l'abilità degli artisti, la ricchezza dei costumi, la genialità nella creazione delle scenografie. .,

Sotto la regia di un pittore o di un architetto la rappresentazione era sviluppata e disposta sullo "scoglio", una struttura di legno generalmente ricoperta da scaglie di sughero, e divisa in due scene di base: il "misterium" -costituito dalla Natività, l'annuncio ai pastori, i Re Magi e il "deversorium" presso il quale Maria e Giuseppe avevano cercato invano di alloggiare e che ora diventava perno attomo al quale si disponevano affollate composizioni che altro non erano se non dei veri e propri squarci sulla Napoli del tempo.
Accanto ai personaggi umili e diseredati compare poi la rappresentazione del mondo tutto, dai Re Magi di età e razza diverse ai cortei di cavalieri e personaggi di varia provenienza, dagli animali africani e asiatici agli animali domestici e di razza, alle bande musicali; ciò rifletteva il gusto dell'esotico allora diffuso a Napoli, attivo centro di traffici e di relazioni internazionali, alla cui corte giungevano ambasciatori da paesi lontani, accompagnati da cortei variopinti che colpivano inevitabilmente la fantasia dei napoletani.
Il momento culminante dell'arte presepiale napoletana si ebbe però durante il regno di Carlo di Borbone (1734-1788) il quale si occupava personalmente non solo dell'allestimento, ma anche della preparazione dei mattoncini e della loro cottura, mentre la regina cuciva i vestiti per i personaggi (o almeno questo è quanto afferma P. P. D'Onofrio nel suo "Elogio estemporaneo").
Il grande interesse mostrato dalla casa reale favorì, owiamente, la formazione di un nutrito stuolo di artisti specializzati nell'esecuzione delle figure, degli animali, nelle nature morte, mentre maestri artigiani realizzavano gli strumenti musicali e gli oggetti in metallo.

Di tutta la grande produzione settecentesca non rimane molto, anche se il grande presepe ricco di milleduecento figure esposto nella Sala ovale della Reggia di Caserta ce ne offre un meraviglioso e stupefacente esempio.
Altro esempio notevolissimo è il presepe Cuciniello: esposto al Museo di San Martino, a Napoli, deve il suo nome all'appassionato collezionista Michele Cuciniello che durante la sua vita raccolse oltre trecento pezzi pregiati e pezzi unici di grande valore (databili al XVIll e XIX secolo) e li donò poi al museo.
Nell'Ottocento la vigoria artistica del presepe cominciò a declinare e si ebbe una produzione alquanto ripetitiva che giunse dopo il 1860 a realizzazioni commerciali accessibili a gran parte della popolazione. Il caratteristico artigianato presepiale napoletano si è però perpetuato fino ai nostri giomi: le botteghe di via San
Gregorio Armeno, attive tutto l'anno, sono particolarmente animate nei mesi di dicembre e gennaio quando ha luogo una grande esposizione e vendita di pastori e presepi.
Oltre alla produzione corrente, che vede via via aggiornare il panorama delle figure con l'introduzione di personaggi contemporanei, ha ripreso vita la lavorazione artistica con pezzi unici ispirati alla grande tradizione settecentesca, richiesti

ed esportati in tutto il mondo.

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