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Tradizioni di Natale
La figura del Bambin Gesù -
Madonna della pappa -
di Guido Mazzoni -


La figura centrale, fondamentale, intorno a cui si articola tutto il presepe è il Bambin Gesù. A Roma, nella catacomba di Priscilla, nella parte che probabilmente risale al II secolo, si trova la sua prima raffigurazione, appena abbozzata. Maria tiene sulle ginocchia Gesù; al suo fianco è un profeta.
È la prima attestazione di un'arte cristiana che da simbolica e allegorica si propone come illustrativa/figurativa.
Ben presto, la fisionomia del Bambiri Gesù si definisce, acquista delle caratteristiche precise, che rispondono alla lettera al racconto evangelico, quando

l'angelo annuncia ai pastori: "Troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia". A quel tempo la consuetudine di fasciare interamente il corpo era riservata ai defunti e non ai neonati; le fasce del Bambino quindi alludono alla sua
morte, morte con cui viene concessa la salvezza all'umanità intera.
La raffigurazione della Natività, insomma, lascia già presagire il destino ultimo del Figlio dell'Uomo, ma anche la sua esperienza terrena; alcune volte, infatti, risalta la sua completa nudità! che non solamente rimanda alla sua Deposizione nel sudario, ma assurge anche a simbolo del suo essersi fatto uomo fra gli uomini.
La nudità del Bambino diventa un modello iconografico soprattutto nel XIV secolo, dopo le visioni di Santa Brigida di Svezia.
Racconta, infatti, la santa nelle sue "Rivelazioni" di aver visto il Bambin Gesù nudo e risplendente gIacere sul pavImento, Il suo corpo era esente da macchie o impurità. La santa udì poi canti angelici dolcissimi; il Bambino piangeva, aveva freddo, e si lamentava per la durezza del suolo dove era posto.
La Madonna lo prese tra le braccia e se lo strinse al seno.

In altri casi il Bambino è ritratto nella mangiatoia, magari  mentre dorme placidamente come un qualsiasi neonato, oppure tra le braccia della Vergine Maria con gesto benedicente.
Le due dita protese di Gesù stanno a indicare la sua duplice natura, umana e divina. Le sue braccia, molte volte aperte, manifestano l'accoglienza elargita a chiunque si rivolga a Lui.

Assai interessante è osservare come questa figura tanto amata, che quasi ogni
famiglia conserva, e caratterizzata  come abbiamo già detto  da una iconagrafia tradizionale ormai consolidata, abbia ispirato le più diverse realizzazioni.
Si potrebbe dire "paese che vai, presepe che trovi": infatti, il presepe e quindi il Bambino, fulcro di tutto l'allestimento, sono specchio della società in cui vengono

realizzati. Non c'è, quindi, da stupirsi che Gesù e tutti gli altri personaggi siano
costruiti con i materiali più tipici del luogo in cui viene realizzato il presepe

La leggenda accompagnava la storia di alcune statue come quella, famosa, del Bambin Gesù che era venerata nella Chiesa dell'Ara Coeli a Roma.
Si tratta di una scultura che, in occasione del Natale, dalla cappella in cui era

conservata veniva trasferita nel presepe.
Scolpita nel legno di ulivo del Getsemani (sembra da un frate francescano), si racconta che fosse stata dipinta dagli angeli.
Era giunta a Roma portata dalle onde del mare in cui era caduta dopo un fortunale. Il Bambin Gesù si presentava cinto di corona, vestito sontuosamente e con le scarpette dorate.

Sull'abito erano appuntati molti ex voto, a testimonianza del potere miracoloso della statua, a cui si attribuiva anche la guarigione di gravi malattie.

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