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capodanno

Poesia di Stefano Giacomo Iavazzo
Capodanno

Natale, tu lo sai,
È più soltanto un sussulto
Balbettio di sensi
Con l'età è balbuzie
Che si incespica negli affetti
Con voci di terra lontana
In un angolo di mondo smussato
Che passa per Piazza Mercato
Chiese sconsacrate come ricordi
La Succurre Miseris lì attorno
Che non possono più farci del male
Rinviati ad attimi impiccati
Con la pietà accordata al perdono
Noi così rei nelle vesti del boia.
Ora quest'anno vero
É che sono ancora più maldestro
Non so mai dove metto le cose
Per ripromettermi in un prossimo
Sempre tanto senza visuale
Resto lontano dalla grotta
Lasciato per questo un poco solo
E il presepe più non lo faccio
Fino a quando non crederò
Che non mi viene mai come voglio
E non ho mangiato lenticchie
Che mamma vorrebbe per noi
Per crescere ogni volta più ricchi
Così che dovrei esserlo proprio
Per quante non ne ho mangiate ora.
Poi è successo il finimondo
Con tutti quanti contro
All'anno che se n'è andato
All'altra vita che più non ha dato
Mentre restiamo a sperare
Già in un vizio in uno superiore
Che quest'altro sia migliore
Davvero senza improvvisate
Così da non rovesciare l'anima
Giù da case in mezzo alla strada
Come i superflui di fine anno
Con i botti che a Capodanno
Quasi in un colpo di grazia
Ragazzi finiscono in un'eco
Per ammazzare il tempo.