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Muta musa di settembre
di Salvatore Fittipaldi

(per Edoardo Sanguineti)
La tresca
per la tua estate (inesistente) volevo scrivere un giardino


di parole (con tanti due punti, virgole, parentesi):

volevo (appunto) scriverlo (in lingua viva) un cantico

(con tanto d'appendice, corollario, note): e ci volevo mettere

(così com'è che è) la tresca delle nostre anime:

e l'urgenza dell'acqua sopra i fiori: e i fiori nell'acqua

dei tuoi occhi (senza metafore, senza digressioni):

per la tua estenuante estate, volevo poetare un'estasi

(con estetiche ed estese strofe) a cui volevo aggiungere

un abbraccio forte (alla disperazione) e la delicata risorsa delle lacrime:

volevo solo questo, per la tua (triste) estate (d'afa, fatiche e affanni):


***

...il desiderio...

mi espongo (qui davanti a tutti: mi spingo oltre) e te le espongo

(esposizione e impaginazione a cura dell'autore) intensamente pensandoti

le mie seghe compositive, le mie disturbazioni e macerazioni mentali:

(oggi, martedi 7, stanza 121, pausa telemetria): riassumendo,

brevemente (appunto): per dirtelo: mettere in luce: a che punto

scatta (invece) per me, il desiderio (pratica che seguo e inseguo

solo teoricamente, puntualmente, a puntino, da qualche tempo per te):

mi svergogno (qui, davanti a tutti): schiocco le mani,

richiamo l'attenzione e grido (forte): -Desidero sentire la tua voce!-

***

...la copula...

ti sono (mi sei) accanto, tanto (con la dialettica della mia mente:

con i miei elaborati erotici): senza sottintesi: senza:

ci siamo accanto ( in copula poetica: tra asindeti e aferesi)

tu con il tuo silenzio, io con qualche dubbio:

ti sono: in modo molto semantico e romantico

(tra il dialogico e il non logico): ti sono (molto: troppo, forse)

nell'involucro di un testo metafisico (del mio ridicolo fisico,

praticamente evanescente, etereo: tra il presente e l'assente):

ti sono accanto, con le mie parole, con il mio pianto

(tu di lato, io di fianco: in un prato, in un cespuglio

a letto, su un tappeto: e lì ti sciolgo un fiocco, con due dita:

***

...la colpa...

la mia colpa è la sincerità: la mia tacca, la mia pecca,

il mio peccato: non ammettere che fingere è la salvezza:

devo dimessamente (e incoscientemente) ammettere

(un po' per convenienza) che la colpa in questione mi accusa

e mi incolpa: (la cosa è molto chiara: così come è chiaro

che mi prendo anche la colpa): e che il medesimo stesso errore,

mio, di me medesimo stesso, è un errore di distrazione

non di giudizio: un errore di vecchiaia (che già mi fu

di gioventù, ·probabilmente):

la mia colpa sono le mie bugie: