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Palmira
Poesia di Salvatore Fittipaldi
Le rovine di Palmira

cosa possiamo fare, noi meno durevoli,
più rapidi a sparire, per salvarla:
come possiamo adempiere
il compito di salvezza, di sopravvivenza
con la fragilità delle nostre mani,
con la nostra caducità,
mentre crollano le pietre,
altissime, sulle piogge fertili:
siamo sostituti della realtà oggettiva:
siamo lucertole, vipere che girano
fra le rovine: aracnidi, scoprioni,
incrostazioni rossastre, licheni,
eubattèri: siamo deficit di memoria,
di latte, manna. acqua sulfurea:
e poi siamo sangue, fosforo di bombe,
teste mozzate:
avevamo l'incarico di mantenere intatta
l'usura del passato, di rendere sicura
la forma della significanza del tempo antico:
ci sono, entrambe, scomparse dalle mani.