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Poesia di Pier Paolo Pasolini
Vicina agli occhi

Vicina agli occhi e ai capelli sciolti
sopra la fronte, tu piccola luce,
distratta arrossi  le mie carte.
Adolescente ardevo  fino a notte
col tuo smunto chiarore , ed era strano
udire il vento e gl'isolati grilli.
Allora, nelle stanze smemorati
dormivano i parenti, e mio fratello
oltre un sottile muro era disteso.
Ora dove egli sia tu, rossa luce,
non dici, eppure illumini; e sospira
per le campagne inanimate il grillo;
e mia madre si pettina allo specchio ,
usanza antica come la tua luce,
pensando a quel suo figlio senza vita.

Il fratello di Pier Paolo Pasolini, più giovane di lui di tre anni, fu uccifo durante la guerra partigiana nel Friuli.
L'angoscia di questa morte, avvenuta in modi oscuri, è il tema di questa poesia, che si fonda su una serie di contrapposizioni.
C'è innanzi tutto la contrapposizione tra due tempi, il momento in cui il poeta scrive e il passato, quando il fratello era vivo: allora il fratello dormiva nella stanza vicina, la famiglia si abbandonava al sonno serenamente, ora, invece, la madre è tutta presa dal pensiero del figlio scomparso. Un alto contrasto è quello tra il mondo della natura e degli oggetti e il mondo umano: gli oggettì e la natura sono imperturbabili, mentre gli esseri umani soffrono, e si trasformano attraverso la sofferenza.
Infine, l'immagine della lampada suggerisce il confronto tra la luce che essa proietta intorno a sé, una luce fisica, e la «luce» della verità sulle vicende umane, e sulla fine del fratello in particolare, che il poeta vorrebbe e che non può ottenere.

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