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Poesia di Giorgio Bongiorno 
Arcobaleno d'estate 
Mi sorprese sull’arena ancora bagnata dalla pioggia
Questo altero gigante
Nella curva del cielo
Rincorsi quella immagine come fanno i bambini con le ali degli angeli
Dietro gli sgargianti colori dell’iride
Mi ritornò alla mente il sogno nascosto
Ripetuto
Il fascino struggente
Di questo azzurro cupo
Tanto profondo da sembrare intatto
Di queste veloci sfumate distese di ovatta
Credevo fosse l’araldo divino della speranza
Un cenno d’amore
Il segno fugace di mondi diversi
Del sigillo immortale dell’anima
Lo specchio della nostra distratta corsa per la vita
Di questo tempo bugiardo
La pacata nostalgia di tesori perduti
Di sterminate foreste
Di grandi fiumi
Di laghi dalle acque limpide
Di monti inviolati e sereni
Stavo librandomi
Lieto nella brezza leggera
Insieme all’ultimo gabbiano
Come in una danza di preghiera
Quando alzai gli occhi
Il sole del tramonto
Caldo e prepotente
Aveva invaso la baia
In fondo alla battigia
Quel magico tripudio di luci
Eterno miracolo dell’illusione
Era già svanito