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Poesia di Gabriele (Giampiero Iezzi) 
Stracci per  strada.

Non c'è ancora l'arcobaleno è soffuso,
si dormicchia alle pendici del sogno
le ore origliano dall'orologio attendono
impazienti di vedere me per rivivere.
Il più bel dono di Dio non la bellavita
bensì la vita onesta e bella alla sveglia
della mia identica vita quotidiana
parkinsoniana… raccontata dalla poesia
che solitamente grida eresia.
Anche se con i petali neri delle rose lucide
domenicali poggiate sul pulpito del pianto
nel dire messa nella sua dolcezza lei per
sbaglio appare in visione qualche domenica.
Senza miracoli, in una delle sue tele più belle
è una gradevole immagine zuccherata della
Madonna che nel paesaggio muove la vita
disabile di molti che nel dolore dal tempo
doloso si deteriora e sforma putrida la carne
umana in un bagno d'acido muriatico.
Non lascia alcun esempio, d'un Cristo avaro
non c'è l'ombra d'un ricordo si patisce poi,
per regalo questa malattia scolla il quieto
vivere in famiglia da cani si bestemmia!
per i soldi dimenticando lì la dignità calpestata.
Pian piano il male come acqua e sale dopa
e riversa sulla salute che invano svanisce.
Non c'è cura e, nell'inganno di guarire
il corpo guaisce amaro neuro labile
privato dagli affetti in tutti mal carpiti
la giornata e oltre dei malcapitati và
in causa nel marcire in pianto e lacrime.
Eeh giù botte da urbi et orbi sul
poveretto colpevole di non essere reo,
nulla può contro le infamanti parole
d'accusa d'una famiglia di scalmanati.
Non annunciata dal meteo cuore per l'anima
è una tempesta interiore a ciel sereno
nuvola l'effetto collaterale del medicinale
ch'altrove declina la lucidità della mente,
non informata da certi caini neurologhi.
A che gioco giochiamo Dio oltre al danno ti
concedi pure la beffa… Su di noi l'invisibile
male inoculato ci rende incurabili abbandonati
venduti alla mercè di chiunque interessati…
A chi, Cristo! Quale fesso giorno dopo giorno
si prende a cuore la causa persa d'un rompicoglioni…
neanche una badante da mettere in regola, ben pagata.
Dio non c'è più giustizia per carità! Siamo stracci per strada.
Io vivo nel male così costituito per subire
infamia da chi incazzato con le palle girate
si sfoga all'istante per le sue necessità.
Sono un parafulmine un'oggetto da sfogo.
Sono annoiato a morte!! In questo gioco delle parti.
Ooh Signore uccidimi! Perché da solo non so morire.