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cielo

Poeti Emergenti
Poesia di Gabriele

Ombre in piedi


Ombre in piedi, invalidi nel corpo e nello spirito, siam
pensanti molli che devono camminare la notte senza meta.
Io sono, il tizio con la sagoma nera del parkinson che inseguo
e stracca il mio lamento…. Mentre, lui mai si addormenta!
Vada come vada con la sofferenza a parer mio ooh Signore,
è meglio morire!
che restar qua disabile a far ridere chi deputato con i soldi
degli altri in tasca giocano, alla roulette, per far piangere la gente
già in crisi di liquidità, nel paesaggio dei senza lavoro che
stufi erano di sprecar l'occhio per l'invalido accompagnato con
i medicinali gratis, dovuti per legge. Oggi, ognun chiede di noi!!!
Mah… Signore il mio dov'è? Con la sua cura… Così ci cercano
con le solite strofe, poi ci vuole del tempo stufato con due parole,
son le chiacchiere, discorsive sul meteo con evidenti disparità
di dubbiose nubi, ch'aumentano solo la mia annoiata disperazione.
Giampiero!
Da quando sei malandato, perché aspetti al guado?
Attendo fiducioso che ripassi per sbaglio qualcun trapassato
per saper cose nuove fantasiose sulla morte oltrepassata.
Dio, se ci hai messo da parte insieme a patire la disabilità
sulla terra ci sarà un perché per noi da comprendere oltre,
alla pensione, mai vista per i guai miei, è gestita dalla famiglia.
Non ci hai mica mentito!
Non vedo oltre alla morte, altri neri presagi del destino.
Nel pensiero d'agire a fin di bene con gli altri bisogna
amarsi a vicenda, perché così occorre fare in questa vita,
per completarci interiormente ognun di noi stessi.
Arrivati oltre il duemila, invece, per vivere ahimè! Poveri
d'intelletto, dobbiamo stare insieme per forza.
Lo vuole la natura!
Lo dice la fede di credere, per essere sempre fedeli
al nostro Dio anche se l'umanità sparisce nel cuore,
di chi nel sapere delle spettacolari scoperte scentifiche,
sicuri di se con i comfort dell'era moderna, ironizzano sul
celeste miracolo della vita.
La loro vita poi, si sfalda con le avversità alle prime necessità
l'universalità dell'umanità nel deserto del vivere terreno
cede tutto di se per un futuro dal sorriso amaro.
Invece di sopravvivere, privi di risorse interiori, prenotano
l'alternativa del suicidio anelando la morte terrestre collettiva,
come alienazione in comitiva! Ooh Dio.
Altri come me vecchi ormai disabili arrivati delusi al punto del non
ritorno, per non soffrire le pene sulla terra, sul patibolo andiamo
con il corpo per la vita senza eludere il dolore di Gesù sulla pelle
stracciata, umana.

 

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