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Poesia di Gabriele
Il certificato di morte

Non tornano i conti in corsia dei ricoverati scoloriti dal male.
C'è ne sono di coloro che senza dignità si perdono nella
bolgia ospedaliera, girano ciondolando l'inerme figura
sfortunata nel tempo disabile cercano un motivo per suicidarsi,
come drogati fumatori d'elemosine.
Ogni mattina ne sono molti di più dei ricoverati freschi
di nomina che girano nell'ora d'aria cercando lo sguardo
d'un volto amico… si raccontano in silenzio, ognuno la sua
scaricando i propri guai che hanno lacerato la loro vita ora,
senz'anima non scorre più nel sangue antico giorno dopo
giorno la speranza svanita va verso altri lidi del dolore.
Sara!
Qui i miei parenti stolti arroccati, incazzati al capezzale
aspettano la mia dipartita nel mentre chiedono notizie
sull'evoluzione del male cercano il mio certificato di morte.
Lo vogliono scritto nero su bianco con la data di morte
presunta, stimata da te neurologo dolce che vedi su di me
la sofferenza estrema dei parenti non più pazienti nel
tempo sono adirati ricoverati in corsia psichiatrica con
la rabbia a fior di pelle, il loro dolore trasuda strilli che
si perdono nell'immensità.