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per le messe poesia di gabriele d'annunzio
Poesia di Gabriele D'Annunzio
Per la messe

Or falcian diecimila braccia umane
le masse del frumento. Come antiche
are sacrate a deità pagane,
su i rasi campi sorgono le biche;

e lietamente l'uomo a le fatiche
piega la forza de le membra sane,
però che ride in cima de le spiche
a l'uom l'augurio de 'l futuro pane.
Guarda da l'alto su la rusticale

opera il Sole, dio benigno e grande
a cui sacro è ne'. solchi ogni covone.
E ne la pia letizia cereale

per me la tua georgica si spande,
o PubIio Vergilio Marone.

Da Opera omnia

È la grande estate e il Poeta nella sua ìmmagìnazione vede nella calura innumerevoli braccia intente a falciare. Tra le stoppie riarse, come altari consacrati a divinità pagane, si vanno alzando le biche, mentre una letizia nuova ride nel cuore degli uomini che grazie al loro lavoro vedono assicurato il pane per il domani. Guarda il sole dall'alto e il Poeta sente come espandersi il canto agreste di Virgilio.