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Spendula
Poesia di Gabriele D'Annunzio 
La Spendula

Dense di celidonie e di spineti
le rocce mi si drizzano davanti
come uno strano popolo d'atleti
pietrificato per virtù d'incanti.

sotto fremono al vento ampi mirteti
selvaggi e gli oleandri fluttuanti,
verde plebe di nani; giù pei greti
van l'acque della Spendula croscianti.

Sopra, il ciel grigio, eguale. A l'umidore
della pioggia un acredine di effluvi
aspra esalano i timi e le mortelle.

Nella conca verdissima un pastore
come fauno di bronzo, erto 'sul calcare,
guarda immobile, avvolto in una pelle.

 1882

La Sardegna è vista e rappresentata come un terra preistorica sia nell'aspetto esterno, rocce, piante, fiumi e in genere il paesaggio, 
sia per quel  che riguarda la sua storia intima e cioè la civiltà e il carattere dei suoi abitanti. Il pastore  avvolto in una pelle che, ritto sulla roccia, appare come un dio pagano, è significativo di questo modo di  vedere e di sentire. Sarebbe peròerrato dire che tutto è
retorica e soltanto retorica. E' invece più esatto affermare che è un modo particolare di guardare le cose, anzi parziale, che non si può definire estetico, ma estetizzante. A Gabriele D'Annunzio rimangono estranei tutti i problemi sociali e umani, che rimasti insoluti,
affligono pesantemente quella regione.

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