Poesia di Tony Basili
La seguenza
Col tempo trascorso ho rimosso
Tante cose della mia buona famiglia
Di cui mi caricavo troppo addosso
Ogni incombenza e non meraviglia
Che mio padre di cui son commosso
Mi dicea “devi” e senza batter ciglia
Io facevo come un carro da trasporto,
Talvolta stufo, per non fargli torto.
Che sia stato perché ero gagliardo
E facevo tutto con gioia ed ero accorto
Mi parea benfatto ancor se lo riguardo
Ma quel che covava non m’ero accorto,
Non potea durar, ché d’alcun lo sguardo
Era sì arcigno seppur faceo rapporto
Che costruivan progetti perché finita
Fosse la fede, e una caduta ordita.
Poi che da omo curai le mie ferite
Per aver lasciato quel che m’era tutto
Mi aggrappai come fa una vite
Ad una donna che m’aiutò nel brutto
Vuoto provato e con un fare mite
Con cui dava alla ragion costrutto
In un aleggiare di rose e di viole
Ebbi quiete sanando ciò che duole.
Ora a pensarci mi intenerisce il core,
Ai miei figli, e n’aveo un gran desio,
ma con quel poco concentrai l’ardore
diventando ad ogni vendetta pio
sì divenni del solo mio far autore
e perciò prendendo cura del solo io
trovai quiete col lavoro e fui contento
Che la pena leggerì ed il tormento.
Non fu facile viver ché lo sdegno
All’uno e all’altra dava qualche doglia
E pur talvolta ci fu un che d’indegno
Che la spinse quasi a passar la soglia
Ma nell’insieme di cose era un regno
Di cui infin dovea cedere la spoglia
Che l’invidia intorno sorse sì forte
Che a certe brighe amiche aprì le porte.
La smania avea spesso di partire
Perché d’ ombre interne, una gran mole,
Si sentia oppressa e ne volea fuggire
Per quetar quel che al cor le dole
Ed oltralpe la iniziai sì a seguire
Dai suoi parenti ove il cor la vuole,
Ove molto si recò, da far impazzire,
ma tornata riattaccava poi spesso
Ch’aveo perso a non starle appresso.
9-19.1.20
