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    Poesia di Tony Basili
    Il diluvio

    Che gran calura, par che il cielo bruci

    Ed i raggi sulla terra incandescenti

    Fanno seccar le erbe e rende truci

    Pur quelli che non sono malviventi

    Che rivolgono la lor smania rapinosa

    Sul mondo intero , rovinando ogni cosa.

    E la gente seguita a dir che questo caldo

    Non c’è mai stato da far seccar le fonti

    E ribollir gli animi come l’ asfalto,

    Né sa dove fuggir perché sui monti

    Pur il gran sole rende la terra arsa

    E d’ api e fiori si nota la scomparsa.

    Che sarà? Qual danno c’è da aspettare?

    Si chiede ognuno rivolgendo preci

    Al dio del ciel che se ne par fregare

    Di questi umani che son ridotti a feci:

    Ci vorrebbe un esame di coscienza,

    Per capir quel che non sa dire la scienza.

    I testi sumeri l’hanno raccontato

    Di un fatto simile di millenni fa

    Quando chi fè l’uomo, insoddisfatto,

    Della piega che avea preso l’umanità

    Pensò di distrugger tutto quanto che

    Avea creato per farsi servir da re.

    Ed allora iniziò col suo carro di fuoco

    A mandare in giro per il grande orbe

    Suo figlio Fetonte che pure il polo

    Lambì come l’equatore, e fur tal sorbe,

    Che bruciò tutto e furon sì atterriti

    Da temer, gli uomini, d’essere inceneriti.

    Cosa poi avvenne lo dice la Bibbia

    Che l’uomo resistette a questo evento

    E ripigliò a far casino, e perché udisse,

    Maledì chi lo creò tre volte cento,

    Finché il dio, "ebbene ora t’aggiusto!",

    E scaricò un diluvio sul già combusto.

    Coprì la terra tutta, valli e monti,

    Ché la pioggia durò cinquanta giorni,

    sì che fè sparir tutti gli orizzonti

    che l’acqua spense sì i fuochi e forni

    ma un liquame scuro e senza vita

    sommerse la terra che credé finita.

    Ma in quel che fu deciso, un’eccezione,

    S’ebbe per un uomo che del dio la regola

    Osservato avea e con un gran barcone

    Potè calcar ogni bestia, sicché la tegola

    Colpir non lo potè, e come un fuscello

    Si ritrovò sull’Ararat senza saperlo.

    …Con questo tempo e con tal genia

    Che ridotto ha la terra a un letamaio

    C’è da pensare che per tale avaria

    La ricetta sia non di sol fornaio

    E chissà Chi cosa sta a preparare

    E se ci sarà un Noè da incaricare.

    10.7.17

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